Politica

Giunta Senato, la notte porta consiglio

Cos'è accaduto davvero tra le mura della giunta impegnata nel decidere sulla decadenza (eventuale) di Silvio Berlusconi

Cameraman e giornalisti nel cortile di S.Ivo alla Sapienza durante la Giunta per le Immunità del Senato dedicata al caso Berlusconi (Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

«Questo dimostra che non era il Pdl che voleva staccare la spina al governo, ma era il Pd con l’accelerazione impressa lunedì 9 settembre al voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore. Un’accelerazione rispetto alla quale però stanotte ha dovuto fare marcia indietro». È quasi la mezzanotte dell’11 settembre quando Elisabetta Alberti Casellati, senatrice pdl della giunta per le Elezioni, traccia un primo bilancio di quella che doveva essere una delle notti più drammatiche di questo ultimo scorcio di Seconda Repubblica.

E, invece, almeno per ora il Pdl segna un uno a zero nei confronti del Pd. La «partita» riprende giovedì prossimo 12 settembre  alle 15. Ma la mina dei Cinquestelle seguiti a ruota dal Pd per andare a un rapido voto per la decadenza di Berlusconi sembra al momento disinnescata.

La discussione in giunta riprenderà su un binario un po’ più sereno, sulla base dell’articolo 10 del regolamento della Giunta, che prevede una discussione con 20 minuti per ciascun esponente e non più i 10 minuti previsti dall’articolo 93, se si fosse andati al voto sulle pregiudiziali sulla costituzionalità della norma Severino poste lunedì pomeriggio dal relatore Andrea Augello. Che ha trasformato le pregiudiziali in questioni prelininari da mettere nella relazione vera e propria.

Ma, il Pd in cambio ha ottenuto che la discussione vada avanti da giovedì in poi con una certa continuità. A notte la Giunta stava ancora predisponendo il calendario. Al di là dei tecnicismi parlamentari, la sensazione che si respira è quella di una momentanea tregua volta a non far cadere il governo di larghe intese.

Se Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera, dice che così si rispetta il diritto di Berlusconi alla difesa, il Pd sembra però incassare. Tant’è che l’omologo di Brunetta, alla guida del gruppo Pd, Roberto Speranza, a Porta a Porta ha detto chiaro e tondo: «Niente scambi tra l’impunità di Berlusconi e la tenuta del governo». E il segretario del Pd Guglielmo Epifani a «Matrix», proprio mentre si verificava questo mini disgelo nella Giunta, tuonava ancora: «La legge è uguale per tutti».

Secondo gossip, però tutti da verificare, non sarebbero cadute nel vuoto le parole pronunciate dal capo dello Stato nel pomeriggio del 10 settembre ricevendo una delegazioni di Barletta, quando ha fatto un richiamo a l’unità nazionale. Un richiamo contro posizioni estreme del Pdl ma certamente anche del Pd, messo da indiscrezioni di Transatlantico al centro di trame per far cadere Enrico Letta e le larghe intese, perché ormai messo alle strette da Matteo Renzi. Chissà.

Fatto sta che alle 20, all’ingresso del palazzo a S. Ivo alla Sapienza la vicepresidente della Giunta Stefania Mezzopane, aveva già toni più cauti di ieri: «Non sarà certo il Pd che strozzerà il dibattito».

Pezzopane e Felice Casson sono definiti da loro stessi compagni di partito con appellativi un po’ maligni: «Sono i peggiori giustizialisti ai quali poteva essere affidato un caso così».
Ma ieri sera, al termine di una giornata drammatica, segnata da un vortice di incontri di ministri Pdl e tra gli stessi Enrico Letta e Angelino Alfano, c’è stata una schiarita, nonostante il temporale vero scatenatosi su Roma. Narrano che dietro le quinte abbiano operato grandi mediatori come Gianni Letta.

E che i messaggeri di Giorgio Napolitano abbiano fatto sentire la propria voce. Vedremo giovedì come proseguirà. Intanto, oggi niente più incontro tra Berlusconi e i gruppi parlamentari. Almeno il diritto a chiedere il parere della Consulta sulla costituzionalità della legge Severino applicata in forma retrodata gli verrà stato concesso?

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