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È scontro alla Giunta del Senato su Berlusconi

Sono bastati pochi minuti per accendere gli animi tra quelli cui spetta la decisione sulla decadenza del Cavaliere - La relazione di Augello - La cronaca

Dario Stefano (c), presidente della giunta per le immunità del Senato, durante la riunione della giunta nella sede di S.Ivo alla Sapienza (Credits: Alessandro Di Meo)

Cinque ore di muro contro muro. Ma alla fine la Giunta per le Elezioni del Senato decide di riconvocarsi per le 20 di martedì 10 settembre.

E però sulla decadenza o meno da senatore di Silvio Berlusconi è scontro duro. La minaccia del Pd e dei Cinquestelle di bocciare persino le pregiudiziali poste dal relatore Andrea Augello sulla possibilità di ricorrere alla Corte costituzionale sull’applicazione della legge Severino e sul ricorso alla Corte di Giustizia europea scatena il putiferio.

Tant’è che il capogruppo del Pdl, Renato Schifani arriva a dire che se è così la maggioranza di governo rischia la fine e per colpa del Pd.

Il suo omologo alla Camera, Renato Brunetta e Fabrizio Cicchitto fanno un richiamo alla ragionevolezza e dicono no alle forzature.

Occorre dire che il Pd è stato spiazzato dalla mossa del Pdl che con Augello ha anteposto alla relazione vera e propria pregiudiziali sulla ncostituzionalità di un’applicazione retrodatata della norma Severino al caso Berlusconi.

Una mossa volta a mettere evidentemente a nudo le reali volontà dei democrat, il loro grado di garantismo, la loro effettiva volontà di seguire il suggerimento del loro compagno di partito Luciano Violante che ha sottolineato il diritto alla difesa di Berlusconi.

E invece il Pd, per non dire i Cinquestelle, ha subito reagito con la richiesta di accelerare i tempi. Si è cercato di andare persino al voto la mattina di martedì 10 settembre. Si è opposto il socialista Salvatore Buemi che ha accusato Pd e Pdl di aver perso «a un certo punto il senso della normalità» e ha chiesto e ottenuto che si riprendesse dopo 24 ore a mente più fredda. In ogni caso Buemi, anche se con un atteggiamento superpartes, dice: «Niente favoritismi, ma nessun pregiudizio nei confronti di Berlusconi. Per troppi anni in questo paese lo stato di diritto è andato per il verso storto».

La mossa del Pdl e quindi del relatore Augello ha messo il Pd di fronte alle proprie responsabilità e di fronte al proprio grado di garantismo. Ma incalzato da Matteo Renzi, il Pd ormai sembra volere andare allo scontro totale. Il cui showdown la sera del 9 settembre è stato evitato per un pelo.

Nel bellissimo scenario della chiesa seicentesca di S. Ivo alla Sapienza, alle 9 della sera del 9 settembre, quindi, non ancora «habemus» decadenza.

Proprio in questo cortile fu girata la partita di palla a volo tra cardinali del film «Habemus papam» di Nanni Moretti. Come finirà la partita tutta politica su Berlusconi e di riflesso anche sul governo di larghe intese, lo sapremo tra 24 ore. Forse.

Intanto, il Cavaliere sta mobilitando il Pdl: mercoledì verrà a Roma e incontrerà i parlamentari. Se crisi di governo  sarà, Berlusconi avrà certamente tutte le carte per dire che è stata colpa del Pd, del suo giustizialismo e delle sue convulsioni interne.

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