Politica

Genovese, il malessere del Pd contro Renzi che non ha difeso la "ditta"

Bersaniani e dalemiani accusano il premier di aver sconfessato il capogruppo Speranza che aveva auspicato un rinvio del caso dopo le europee: "Ormai siamo sotto scacco di Grillo e commissariati da Palazzo Chigi" 

Francantonio Genovese entra nel carcere di Messina dopo la votazione alla Camera che ha dato il si al suo arresto – Credits: Ansa

Gianni Cuperlo, Nico Stumpo, Matteo Orfini, Stefano Fassina, Antonio Boccuzzi, Danilo Leva, gli esponenti del Pd con varie gradazioni  di non renzismo, nel day after dell’arresto del loro collega di partito Francantonio Genovese, si aggirano nel Transatlantico di Montecitorio con facce scure, aria quasi frastornata. L’aria di chi sembra ora accusare Matteo Renzi di non aver difeso l’onore “della ditta”. E questo a una manciata di giorni dal voto europeo.   

Renzi non l’avrà data vinta a Grillo, impedendogli di dire che il Pd nega l’arresto per i suoi, ma così “abbiamo perso lo stesso”, dicono nell’ala bersaniana e dalemiana, che con gran mal di pancia ha votato sì al carcere per Genovese. Contro hanno votato  in 6 vicini a Beppe Fioroni. Renzi non l’avrà data vinta a Grillo, che però trionfa lo stesso.

L’onta delle manette scende per la prima volta nell’aula di Montecitorio sul Pd, il partito del premier, che ne è anche il segretario e che ora dovrà fare l’ultimo scorcio della campagna elettorale con un suo deputato in galera. “Una situazione di m...”, si lascia andare Orfini. Mentre l’incubo del testa a testa, se non addirittura del sorpasso da parte dell’ex comico, gela le aspettative di Largo del Nazareno, tanto più dopo la doccia fredda che Renzi si è beccato con la diminuzione del Pil dello 0,1%.

Ha il volto pallido il capogruppo Pd Roberto Speranza, di fatto sconfessato - narrano gli esponenti dell’area “Riformista” (bersaniani e dalemiani), di cui lui stesso è a capo – dal tweet con il quale Renzi nel giro di un’ora ha cambiato posizione su Genovese. Il giovane capogruppo aveva di fatto chiesto che l’aula decidesse dopo le europee, per non trasformare la vicenda in materia da campagna elettorale ad uso e consumo dei Cinquestelle. Ma pressato dalla paura di un voto segreto che, magari con il concorso dei Cinquestelle, avrebbe negato il carcere a Genovese, per poi scagliare tutta la colpa sul Pd, il premier, una volta rassicuratosi che si poteva andare al voto palese ha preferito accelerare.

Ma il risultato è quello di un day after bestiale per Largo del Nazareno. Accusa sotto anonimato un deputato bersaniano: “Abbiamo dato il segnale che il Pd è sotto scacco di Beppe Grillo e il gruppo parlamentare è commissariato ormai da Palazzo Chigi!”.

Un parlamentare azzurro: “Hanno gestito la faccenda in un modo incredibile, mai visto un capogruppo sconfessato nel giro di un’ora. Una figuraccia”.

Grillo ora potrà esibire nella sua campagna elettorale gli scalpi degli arresti bipartisan, dopo quelli azzurri ora quelli rosso pallido. E Renzi ora è atteso da un partito che non lo ha mai amato al redde rationem se le europee andranno male. “Ma che doveva fare Matteo? Ha fatto l’unica cosa che poteva fare su Genovese”, dice un parlamentare renziano. Che si dice ancora “disgustato” da come “alcuni deputati grillini hanno ridicolizzato Genovese fino alla fine: gli sono andati a pochi passi mentre stava fumando in un corridoio la sua ultima sigaretta prima del carcere. Gli dicevano: c’è pericolo di fuga, di fuga... Non dico un po’ di pietas, ma almeno un po’ di civiltà”.

Sono le immagini plastiche di un Pd “messo sotto scacco da Grillo”, accusano gli antirenziani. Figuriamoci se poi ci dovesse essere il sorpasso.     

    

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