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Bersani su Geithner: "Senza Monti avremmo vinto noi"

Le rivelazioni dell'ex ministro del Tesoro gelano i parlamentari Pd. Ma l'ex segretario precisa. FI chiede una commissione d'inchiesta. Bossi: "Era chiaro, da sempre" - Complotto contro la democrazia

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Pier Luigi Bersani, serissimo, ascolta il discorso di Napolitano. Roma, 22 aprile 2013 – Credits: Alberto Pizzoli /AFP /Getty Images

Dopo lo shock delle manette della settimana scorsa, lo shock delle rivelazioni dell’ex ministro Usa Timothy Geithner che rendono internazionale “il complotto”, di cui già parlò Alan Friedman, per scalzare il governo Berlusconi nel 2011: “Funzionari Ue proposero a Obama un piano per far cadere il governo Berlusconi”. Stavolta la doccia fredda è tutta per il Pd, il partito del premier Matteo Renzi. Il silenzio di Largo del Nazareno è assordante. Salvo una battuta, ironica ma significativa, che fa a Panorama.it l'allora segretario Pierluigi Bersani: "Dicono che avremmo vinto noi se fossimo andati al voto e non ci fosse stato Monti?  Certo che sì, e alla grande. Ma siamo sportivi noi". Bersani ride e con lui Stefano Fassina che aggiunge: "Altro che sportivi: generosi"

Umberto Bossi, che nel 2011 era il (potente) ministro delle Riforme e principale alleato di Berlusconi a Panorama.it spiega: "Geitner? Io non ho mai avuto dubbi che ci sia stata una manovra organizzata a livello internazionale per toglierci di mezzo"

Renzi è chiamato in causa da tutto lo stato maggiore di Forza Italia che, da Giovanni Toti a Raffaele Fitto a Deborah Bergamini chiede a viva voce la difesa della sovranità nazionale. Renato Brunetta chiede a Renzi di istituire una commissione di inchiesta subito. Il capogruppo azzurro si rivolge anche al capo dello Stato Giorgio Napolitano perché venga fatta chiarezza. Ignazio Abrignani, altro importante esponente azzurro, non fa il nome del capo dello Stato ma sembra evocarlo quando dice che “Da Geithner ad Alan Friedman (che parlò del ruolo decisivo di Napolitano sull’insediamento di Mario Monti) il cerchio si chiude”.

Alla denuncia corale di Forza Italia sul fatto che “ora è confermato: il complotto c’è stato”, fa seguito l’imbarazzo del Pd e del premier. Eloquenti le poche parole del ministro degli Esteri Federica Mogherini, renziana di peso: “Tutto ciò ricorda stagioni difficili, è una vicenda del passato”. Un altro renziano doc sotto anonimato: “Ma è roba vecchia, Matteo che c’entra con queste cose?”.

Un modo per esorcizzare la doccia fredda e l’imbarazzo per “il complotto internazionale” che sta come paralizzando a poco più di dieci giorni dal voto quella che era fino a poco tempo fa la scintillante corsa di Renzi. Ma non tutti nel Pd stanno zitti. Un esponente di rango dell’ala bersaniana a Panorama.it sotto anonimato confida: “Certo se non fosse stato fatto tutto ciò, Monti non ci sarebbe stato e noi quella volta alle elezioni avremmo vinto ma...”. Ma? “L’altissimo volle così..., volle Monti”, risponde l’esponente bersaniano, con evidente riferimento al capo dello Stato, lanciando lo sguardo in alto, verso gli splendidi legni intarsiati del Transatlantico di Montecitorio. Un altro deputato pd, invece d’accordo con la soluzione Monti,  sotto anonimanto: “Sì, è vero, Berlusconi fu cacciato ma per impedire all’Italia altri guasti”. Al di là dei punti di vista, tutte conferme di quello che dice Gehitner.

Solo la Velina Rossa, Il Foglio di Pasquale Laurito, considerato abbastanza vicino a Massimo D’Alema, prende una posizione ufficiale e in controtendenza: “Si faccia subito chiarezza, serve una risposta autorevole". A prendere la parola per gli ex comunisti è Claudio Petruccioli, che però non ha più incarichi nel Pd: “Questa storia va chiarita, al di là di ogni ragionevole dubbio, Geithner non è un quaquaraquà”.  

Se l’ombra del complotto internazionale suscita imbarazzo e gelo nel partito del premier, Berlusconi ora avrà un argomento chiave nella campagna elettorale per suffragare la sua costante denuncia dei “4 colpi di Stato”, di cui uno, appunto, viene individuato nell’avvento del governo Monti. L’argomento sarà al centro della manifestazione di domani con Antonio Tajani a Roma e nella chiusura della campagna elettorale che il 22 maggio l’ex premier farà sempre nella capitale.  In entrambe le occasioni Berlusconi sarà presente di persona, non più  in videconferenza. Intanto sul Pd e Renzi incombe la paura di Beppe Grillo. Non si possono più pubblicare i sondaggi. Ma in queste ore c’è chi teme addirittura il sorpasso dell’ex comico sul premier. Solo gossip di Transatlantico?    

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