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Castelli: "Quando parlammo di complotto ci dettero degli ubriachi"

L'ex ministro ricorda come furono lui e Bossi a denunciare per primi la cosa: "Umberto ci disse che c'era un piano internazionale. Perché Geithner parla ora?" - Il commento

L'ex ministro Roberto Castelli al Senato – Credits: Ansa

Un voce isolata in quei giorni del novembre del 2011  denunciò: «Berlusconi lascia perché è ricattato». Fu quella della Lega Nord, l’alleato di ferro, con Umberto Bossi e Roberto Castelli, ministro delle Riforme e viceministro delle Infrastrutture, già ministro della Giustizia, dell’ultimo governo del Cavaliere.  Li bollarono come «ubriachi da osteria padana». Ora, dopo le rivelazioni shock di Timothy Geithner,  Castelli, in questa intervista con Panorama.it, dove ricorda quel finale drammatico, con ironia amara dice: «Bossi ci disse subito: «Io fiuto  una manovra organizzata e di livello internazionale”. Sia io che Umberto  siamo astemi, ma se in vino, in questo caso virtuale veritas, questa ne è la conferma!».

Ingegner Castelli, la sua denuncia e quella del Senatùr in quei giorni caddero nel vuoto e furono ridicolizzate. Come lo trovaste quel coraggio?
Non sulla base di prove, altrimenti le avremmo esibite. Ma sulla base di sensazioni molto forti…Ci colpì il fatto che Mediaset in un giorno crollò, perse più del 12 per cento delle azioni (era il 9 novembre pochi giorni prima delle dimissioni di Berlusconi, date il 13 novembre ndr). Fu un crollo incredibile, senza alcun motivo, senza che fosse legato a nessun parametro inerente Mediaset. Quello per me fu un segnale preciso all’allora presidente del Consiglio

E cioè?
Guarda Berlusconi,  che noi ti roviniamo se non ti dimetti

Seguì un consiglio di famiglia con Fedele Confalonieri.
Certo che lo ricordo. A me parse un segnale pesantissimo, dato non so da chi, certo da poteri molto forti…Quindi Berlusconi fu attaccato in modo molto forte sullo spread (al 575 per cento) che era una questione governativa ma fu attaccato anche personalmente. Mi sembrò una chiara minaccia di natura ricattatoria. Qualcuno, che non so ovviamente chi sia, ma che evidentemente aveva un forte potere finanziario, gli disse: ti mandiamo a picco le azioni

Pensò subito a una manovra internazionale, come fece Bossi?

Il debito pubblico oggi è passato dal 120 al 134 per cento rispetto al Pil. Allora, nel novembre 2011, il rapporto tra debito e Pil era del 120 per cento, con lo spread a 575. Oggi, con un rapporto tra debito e Pil prossimo al 134 per cento, lo spread è a 160. Non è strano? È chiaro che sono tutte cose che non sono legate all’andamento della finanza italiana. Ed ecco che torna la storia della vendita dei Bot.

Denunciata da Renato Brunetta. Vi dettero degli ubriachi da osteria padana…
Be’ fosse la prima volta!

Come si viveva in quegli ultimi giorni al governo?
Al mio ministero andava tutto perfettamente, ma c’era ormai un’atmosfera da caduta degli dei, c’erano un po’ di dissapori tra i ministri, e dire dissapori è un po’ un eufemismo». Certo, sono tutti elementi che messi insieme fanno pensare a una cosa organizzata

Cosa ha provato sentendo le parole di Geithner e cioè che funzionari Ue cercarono inutilmente di coinvolgere gli Usa in un piano per farvi cadere?
Ho trovato la conferma di quello che aveva scritto Alan Friedman. Ora però mi chiedo: come mai tutte queste rivelazioni vengono dall’America e solo ora?

Come se lo spiega? Forse gli americani hanno paura dell’avanzata di Beppe Grillo?
Non lo so, può darsi, certo niente è casuale per gli americani. E poi mi chiedo: come mai proprio gli Usa che hanno sempre avuto un fortissimo rapporto con Giorgio Napolitano ora lo mettono di mezzo?

Come se lo spiega? Napolitano dice che le dimissioni di Berlusconi furono spontanee, Berlusconi lo nega.
Berlusconi ha detto una cosa giusta, non le dette in libertà. Mi sembra il caso classico in cui le dimissioni sono “spintanee”!  Il Colle mi sembra che neghi l’evidenza. Facessero subito una commissione di inchiesta

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