Politica

L'11^ partita di Berlusconi

All'ennesima riprova con gli elettori il leader di Forza Italia si sta dimostrando un attaccante di razza

Silvio Berlusconi durante la sua partecipazione a "In 1/2 ora" – Credits: ANSA/MATTEO BAZZI

Ed ora paradossalmente Matteo Renzi, dall’alto di quel 30 e passa che gli danno tutti i sondaggi alle europee, sembra rincorrere. Dopo la domenica «magica» di Silvio Berlusconi e Forza Italia, che da Bari, dopo la felice intuizione di Raffaele Fitto di riunire tutti gli altri capolista azzurri, ha battuto il colpo della rimonta, il segretario-premier ha dato una scrollata al suo Pd. Alla riunione della direzione, Renzi ha messo uno stop ai «rigurgiti» dell’agguerrita minoranza interna, che è poi praticamente maggioranza nei gruppi parlamentari, e ha avvertito: datevi da fare, il Pd «non deve avere timidezze», ma andare nelle piazze, non basta il mio impegno. Strali contro Beppe Grillo definito uno «sciacallo». Niente su Berlusconi.

Parole che rivelano la vera paura di Renzi e cioè quello di un balzo dell’ex comico alle europee che manderebbe a carte quarantotto quel piano per le riforme che il segretario-premier può fare solo con Forza Italia. C’è poi una sfida tutta interna al Pd che per Renzi si gioca sul filo del 30 per cento, sotto quell’asticella bersaniani e dalemiani sarebbero già pronti a risfoderare gli artigli. Così come i partitini alleati, a cominciare dal Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, per il quale le europee saranno il primo fatidico test.  

E così dopo una domenica che segna la undicesima (dal 1994 ad oggi ci sono state undici consultazioni elettorali tra voto nazionale e voto europeo) discesa in campo del Cav, stavolta da non candidato, ma è come se lo fosse, l’aria sembra cambiata. Nel momento più difficile, che lo ha costretto a collegarsi con Bari in videoconferenza per le norme restrittive dell’affidamento ai servizi sociali, momento da lui stesso definito «eroico», Berlusconi ha tirato fuori dal cilindro la sua undicesima vita. Contrassegnata curiosamente proprio dal numero 11, quello dell’attaccante, il numero che fu del bomber Gigi Riva. 

È il Cav che si rimette al centro della scena come protagonista delle riforme, rilanciando quella sul presidenzialismo. Il colpo di teatro c’è quando alla insidiosa domanda di Lucia Annunziata in tv a «In Mezz’ora» su cosa ha provato quando sere fa alle 23 le forze dell’ordine sono andate a fare un controllo nella sua abitazione, ha risposto sereno: «Non ci ho trovato niente di male, sono militari che fanno il loro dovere». E poi quello che nessuno, a cominciare da chi, come gli intellettuali radical-chic di «Micromega» lo vorrebbero invece in galera, si aspettava: «Questa sentenza Mediaset alla fine è stata un bene, perché mi ha costretto a tornare in campo».  Da protagonista delle regole da riscrivere, sapendo bene che Renzi da solo non può  farcela. Dice Berlusconi: «Da padre della patria». Quasi si commuove quando si congeda in videoconferenza da Bari, di fronte a quella sua Forza Italia, che in barba ai cantori del de profundis e delle divisioni che avrebbero spappolato il partito, si mostra unita. Fitto che accoglie a braccia aperte il consigliere politico Giovanni Toti. E Toti che dice: «Ti auguro Raffaele di prendere dieci volte più voti di noi, saranno tutti voti a Fi». Questo per smentire una presunta conta interna dentro Fi, a suon di preferenze. Sono loro due i principali protagonisti della kermesse: Toti, l’uomo che, come lo elogia Berlusconi, «in tv trasmette l’immagine del moderato»: «Fitto, l’amico anche dei momenti difficili, al quale non solo va la mia stima, ma voglio anche bene».  Il nome di Angelino Alfano e di quanti, come denuncia Fitto, «hanno abbandonato la nave» nel momento più difficile, non viene pronunciato. Ma è evidente che il bersaglio è l’ex segretario del Pdl. Il quale è costretto a fare le pulci alla «magica» domenica del Cav e di Forza Italia, evocando futuribili scenari di malcontento dei big azzurri se dovesse scendere in campo Marina Berlusconi. 

Intanto, il Cav ha iniziato la rimonta. Quella davvero più difficile. E stavolta, per paradosso, la cosa potrebbe dispiacere più ad Alfano che al premier e segretario del Pd, il partito principale avversario. Le sorti di Renzi sono strettamente legate a quelle di Berlusconi. Anche il linguaggio di questa campagna elettorale sta a dimostrarlo.                

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