Politica

Sicuri che la Sicilia sia la Regione più viziosa d'Italia?

Basta dare un'occhiata a un libro edito da Il Sole24ore sui  bilanci delle autonomie per capire quale sia lo stato (disastroso) dei  conti pubblici di tutte le regioni

Raffaele Lombardo

Più che una questione finanziaria, oggi pare essere una questione semantica.“Rischio default”, tuona il governo centrale, “temporanea mancanza di liquidità”, risponde il governatore Lombardo. Nell'occhio del ciclone c'è la regione Sicilia. Casse sbranate, pare, da un'amministrazione “disinvolta”, a essere eufemistici.  Malagestione e affarismo avrebbero affamato le risorse dell'isola, e affondato il bilancio. L'allarme bancarotta era già stato lanciato mesi fa. Oggi, dopo l'incontro tra il premier Monti e il presidente Lombardo di cui s'attendono le dimissioni – il goverrnatore respinge le accuse, ne scaglia a sua volta di nuove e rilancia, annunciando un piano di trasferimenti che riporti polpa all'osso – è utile sbirciare dentro i bilanci delle altre regioni italiane. Il caso Sicilia è un'eccezione? A dare un'occhiata a un'inchiesta del Sole 24ore -“La disfatta delle regioni, Inchiesta sui bilanci delle autonomie ” -  sembra di no.

La media è piuttosto scoraggiante, sebbene la posta in gioco non sarebbe dilettantistica: 220 miliardi di euro, nel 2012, nelle casse regionali del Paese. “Una montagna di soldi”, scrive il Sole, pari a circa il 10 per cento del Pil nazionale: cifra che porrebbe l'Italia al riparo dalla bancarotta. Eppure si tratta di denaro “virtuale”, in non pochi casi. Debiti che lo Stato centrale deve alle regioni – verso la Sardegna è inadempiente per circa tre miliardi di euro – o numeri che nascondo correttivi nei bilanci e maquillage finanziari svuotati di liquidità – come per la Sicilia, appunto.Quali sono i capitoli di maggiore spesa? A succhiare come un'idrovora la gran parte delle risorse è la Sanità che prosciuga tra il 50 e l'80 per cento dei fondi. Per far galleggiare macchine cui, se fossero private, toccherebbe portare i libri in Tribunale, non rimane quindi che indebitarsi.

Cifre da capogiro: 15 miliardi di euro per la Campania, oltre 11 del Lazio, 7 in Piemonte e oltre 5 la Sicilia. Debiti che s'ammucchiano, sotto gli occhi poco vigili di finanziarie, partecipate o società controllate cui le regioni delegano l'amministrazione di parte delle loro risorse. Perché “autonomia”, spesso, non fa rima con amministrazione più responsabile. Anzi. In Piemonte la Sanità si mangia 8,4 miliardi di spese correnti del bilancio totale che è di poco superiore: 9,3 miliardi. La Liguria rischia invece di non poter più assicurare i servizi pubblici essenziali. 13 milioni di euro in meno, al mese, nelle casse regionali, dopo la manovra finanziaria del precedente governo (decreto78/2010), e nessun investimento su Istruzione e Trasporti.In Veneto, che pure si distingue per essere regione dai conti virtuosi, sembra non esistere programmazione. Non c'è un piano sui rifiuti industriali, e sulla Sanità il più recente risale al 1997. Parte delle risorse sono bloccate dai limiti del patto di stabilità: 1 miliardo e mezzo da poter spendere, invece trattenuto dallo Stato centrale.

In Toscana il dente batte su Istruzione e Università. Un vero e proprio giro d'affari gestito da baronie di docenti e amministratori regionali. Stanziamenti imponenti per la ricerca scientifica: 46,5 milioni di euro lo scorso anno più bandi concorsuali per 38, 3 milioni e oltre 46 milioni per Istruzione ed educazione. La Corte dei Conti ha ammonito sulla sovrabbondanza di stipendi e personale pubblico. Un timido tentativo di tagli è stato fatto, ma i premi di produttività da duemila euro mensili e le buste paga tra i 110 e i 140mila euro annui non s'arrestano, piegando i conti pubblici.Il Lazio ha una spaventosa voragine al capitolo “Sanità”. Un indebitamento finanziario di oltre 11 miliardi, a pesare sulle generazioni fino al 2028, tanto che è dovuto intervenire lo Stato Centrale, a ripianare il buco, con una politica di prestiti da restituire ratealmente per scongiurare il collasso finanziario. Situazione condivisa dalla Campania, ma molto più preoccupante.

L'orizzonte del crack si avvicina a colpi di 15 miliardi di euro di debito, Sanità dissanguata, mutui di centinaia di milioni al mese, aziende di trasporto con bollettini da Caporetto. Non ha aiutato la prassi bassoliniana di trasgredire sistematicamente le regole, finanziando spese correnti con l'indebitamento e violando il patto di stabilità. Risultato? Le casse della regione sono più asciutte del deserto di Atacama: zero liquidità. Lo scorso anno non c'erano più neppure le risorse per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici. La Sanità è commissariata, le società partecipate segnano “profondo rosso” e la Corte dei Conti ha ammonito, parlando di: “Deficit rilevantissimi” e “ingenti e illegali forme di ricorso all’indebitamento”.

Infine la Puglia. Come non ricordare le vicende giudiziarie legate alla gestione della Sanità Pubblica sotto il presidente Vendola? Si è arrivati perfino ai 12 milioni di euro di deodorante all'anno, dissipati dalle Asl di Bari e Foggia.Oggi lo scandalo è costituito dal numero, sfuggito al controllo, di agenzie, società partecipate, enti della Regione.Un mucchio di cariche, ruoli, posizioni superflue che dissanguano le casse, incoraggiate dal diritto di nomina, per la Regione, di tutti i comitati, collegi, consigli, commissioni, ruoli dirigenziali. Amministrazioni sciagurate e totale assenza di controlli, dunque, è il paniere su cui banchettano molte delle realtà amministrative nazionali. Ma oggi che i soldi sono finiti e anche i paracaduti finanziari dello stato centrale  (in particolare per le regioni poco virtuose del Sud) non si potranno più aprire, chi arginerà il collasso globale?

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