Politica

Incontri e ricatti sulle riforme

Ecco cosa c'è dietro le differenti posizioni dei partiti in questa fase di (annunciate) riforme costituzionali

Il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano – Credits: ANSA/CESARE ABBATE

Ormai il confronto sulle riforme è diventato il gioco degli specchi: una lunga sequela di aperture, chiusure e ammiccamenti. tutti puntano a trarre profitto dagli ostacoli che incontra il dialogo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, per guadagnare spazi politici e per avere un tornaconto con riforme più favorevoli ai propri interessi di parte. La Lega Nord è pronta ad accettare l’elezione indiretta del senato, per rendere «meno centralista» la riforma del titolo v, che punta a riportare competenze allo stato dopo il fallimento dell’esperienza regionalistica.

Beppe Grillo e i suoi, invece, cercano di pilotare il ritorno a una legge elettorale proporzionale, cioè sognano un salto indietro di 20 anni. E Renzi? Per convincere il Cav usa il tema giustizia non per promuovere la riforma attesa da 20 anni, ma – questa è la tesi paradossale sposata dall’ambasciatore Denis Verdini – promettendogli di ostacolare una svolta ancor più giustizialista. insomma, si stanno ponendo le basi per una riforma contraddittoria e, soprattutto, fatta a spizzichi e bocconi, priva cioè di un disegno unitario. in sintesi, si rischia di peggiorare le cose, non di migliorarle.

«Anche sulla rai» si lamenta il vicepresidente pd della Commissione di vigilanza, Salvatore Margiotta «Renzi fa tanti proclami che bloccano l’azienda. non vorrei che alla fine tutto si risolva vendendo due reti: una a de Benedetti e una alla rcs». 

Intanto va avanti una modifica strisciante delle nostre istituzioni: il Capo dello stato continua a convocare premier e ministri, a dare indicazioni di governo, come se fosse il primo dei suoi doveri nonché dei suoi poteri. «Siamo» osserva Renato Brunetta «in un sistema semipresidenziale “di fatto”, ma a nessuno viene in mente che forse è arrivato il tempo di regolarlo». «Renzi» gli fa eco augusto Minzolini «promette che la questione sarà affrontata dopo, ma in un paese che ha considerato il presidenzialismo sempre un tabù, come si fa a introdurlo dopo aver liquidato il senato e indebolito il parlamento?». Appunto, non solo le proposte ma anche il confronto manca di una sua coerenza.

Sembra che l’unico obiettivo del premier sia quello di portare a casa una riforma qualunque essa sia. Il motivo è semplice: a settembre si tireranno le somme dei primi sei mesi di governo, delle riforme promesse, delle coperture degli 80 euro e dei provvedimenti sul lavoro. Magari i conti non torneranno, magari ci sarà bisogno di una manovra di aggiustamento (il che significa nuove tasse). e a quel punto renzi avrà bisogno di dare uno scalpo (appunto quello del senato) a un’opinione pubblica delusa e arrabbiata per evitare che venga reclamato il suo. «Anche Renzi ha capito» ragiona il Cav con i suoi «che rischia di andare a sbattere. E di brutto. Per cui si prepara a indicare nuovi colpevoli. Ma perché noi dovremmo assecondarlo?».

RETTIFICA
"Mai detto, nè pensato, che il disegno di Matteo Renzi sulla Rai sia volto a favorire gruppi privati. Al contrario, ho più volte e in diverse sedi, affermato che Renzi non riuscirà a cambiare l'italia senza una riforma ambiziosa del servizio pubblico e quindi dell'azienda concessionaria". Lo dichiara Salvatore Margiotta, vice presidente della commissione di vigilanza Rai, smentendo alcune affermazioni pubblicate da Panorama. "E sono fortemente convinto che Matteo ce la farà", conclude.

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