Politica

Riforme: sono 40 i grillini malpancisti

Cresce tra i deputati M5S la fronda contro il metodo dirigista con cui Grillo e Casaleggio (e il cerchio magico di Di Maio & co.) hanno aperto al Pd di Renzi

Casaleggio al Senato

19 dicembre 2013. Gianroberto Casaleggio esce da Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, dopo aver incontrato i gruppi  parlamentari del M5S e con lo staff della comunicazione dei Gruppi.  – Credits: ANSA/MASSIMO PERCOSSI

 

In attesa di Mercoledì 25 giugno quando una delegazione del Movimento 5 Stelle incontrerà il Pd per parlare di legge elettorale e di riforme, il fermento tra i parlamentari grillini ha superato la soglia di guardia e oggi ci sarà un assemblea per fare il punto a cui parteciperà anche Beppe Grillo per cercare di calmare gli animi. La batosta delle europee brucia ancora e la decisione dell’ex comico e di Gianroberto Casaleggio di ascoltare le richieste dei parlamentari pentastellati e aprirsi al confronto con il governo di Matteo Renzi, anziché sedare gli animi li ha incattiviti.

Sono circa una quarantina, su 104 i deputati grillini, che contestano la politica dirigista del guru e a cui non piace il metodo con cui si è arrivati a chiedere l’incontro a Renzi. Infatti se è vero che dopo le europee i pentastellati domandarono a Grillo di uscire dall’isolamento politico in cui si trovano, la sua scelta di aprire al Pd presa insieme a pochi fedelissimi senza elaborare una strategia comune con gli eletti, non è andata giù. Certo è vero che nell’ultima settimana Casaleggio ha deciso di rinunciare a mandare in televisione quasi tutti i membri del cerchio magico in favore dei deputati più critici verso la sua linea (i cosiddetti dissidenti) ma “non è certo cambiando le facce che parlano all’opinione pubblica – spiega un deputato molto critico con Casaleggio - che il Movimento uscirà dal suo isolamento”.

Il desiderio dei quaranta parlamentari pentastellati che vogliono iniziare a fare politica davvero senza essere le marionette del guru è di arrivare a trattare su tutto con il Partito Democratico in modo da poter diventare un interlocutore serio ed affidabile del premier Renzi fino a rappresentare un’alternativa all’attuale maggioranza di governo sui provvedimenti più indigeribili per gli attuali alleati del premier. Come dire noi siamo i parlamentari, il metodo di lavoro dei Cinque Stelle è fatto di assemblee e condivisione con i cittadini, Grillo e Casaleggio ci siano di supporto ma la facciano finita di dettare la linea. Il primo punto di scontro nell’assemblea pentastellata di oggi riguarderà la delegazione che incontrerà il Pd, Casaleggio ha deciso che andranno i capigruppo di Camera e Senato Giuseppe Brescia e Maurizio Buccarella e fino a qui va bene a tutti visto che sono i portavoce eletti da Depuatati e Senatori. Ma la scelta di includere nella delegazione Luigi Di Maio e Danilo Toninelli, fedelissimi di Casaleggio non è vista di buon occhio da molti deputati che sottolineano come “se mandiamo a trattare col Pd due fedelissimi del capo che non hanno mai espresso remore verso il centralismo del capo è chiaro che si tratta solo di un’operazione di facciata”.

Inoltre l’assemblea dovrà anche affrontare il tema del mandato da affidare alla delegazione, se cioè parlare solo di legge elettorale come vuole Casaleggio o se iniziare da mercoledì in poi a trattare su tutto con il Partito Democratico per portare a casa obiettivi condivisi. Adesso bisognerà vedere come saranno i numeri in assemblea visto che 40 critici su 104 non è la maggioranza ma bisogna considerare che non tutti i restanti 64 deputati che costituiscono il gruppo alla Camera sono appiattiti sulle posizioni del vertice dal momento che ormai “una fetta consistente della base – spiega un deputato critico ma non ancora in rotta di collisione con il guru - chiede di smettere la politica della contrapposizione a tutti i costi e vuole vedere risultati”.

E che la minoranza dissenziente non sia poi così minoranza lo dice il fatto che la scorsa settimana il gruppo grillino alla Camera, benché fosse in numero legale, non è riuscito a mettere insieme 53 voti per rinnovare il proprio consiglio direttivo. Un’organismo, quest’ultimo, che attualmente è composto da tutti fedelissimi di Casaleggio e che oggi in molti vorrebbero più indipendente visto che a questo organo spetta la gestione della cassa e la stipula dei contratti.

Intanto anche a Bruxelles le cose non vanno meglio per la linea decisionista di Grillo visto che gli eurodeputati del movimento non hanno ancora digerito la scelta, di escludere dal sondaggio per la formazione del gruppo parlamentare a Bruxelles l’opzione dell’alleanza con i Verdi, che alla fine a portato al matrimonio con Nigel Farage. Altra benzina sul fuoco. Così già a partire da questa settimana inizieranno ad essere meno remissivi col capo e con il suo uomo a Bruxelles, Filippo Pittarello. Infatti i grillini all’Europarlamento hanno diritto ad assumere ciascuno tre assistenti ma Casaleggio, al tempo delle candidature, gli fece sottoscrivere un documento in cui si impegnavano a fargli scegliere due dei tre assistenti per darli in forza alla staff di comunicazione. Già ora gli eurodepuatiti si sono resi conto che così facendo perderebbero quasi tutte le risorse necessarie all’attività legislativa e visto che il guru ha già scelto 24 dipendenti senza interpellare nessuno il malumore si sta facendo sentire.

E così, Pittarello, ha già fatto sapere che appena costituito il gruppo con Farage almeno una parte di quelle 24 persone saranno trasferite al gruppo per lasciare agli eurodeputati la possibilità di scegliersi i collaboratori. Quel che è certo è che i fronti di parlamentari (a Roma e a Bruxelles) che pretendono più libertà di azione dal guru e dall’ex comico si moltiplicano e che i due a meno di non voler procedere a espulsioni di massa dovranno adeguarsi.

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