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Riforma della Rai, le due ipotesi in campo

I punti essenziali delle modifiche dalla tv pubblica che arrivano al Consiglio dei ministri

Ricondurre la Rai nel solco del codice civile, creare un capo azienda con ampi poteri e inserire un rappresentante dei lavoratori nel consiglio di amministrazione. Sono i punti centrali della riforma della tv pubblica che approda domani in consiglio dei ministri, probabilmente per un primo passaggio in vista del via libera al disegno di legge.

Sono due le bozze sul tappeto, discusse nella riunione al Nazareno, dove Renzi ha ascoltato i parlamentari, ma ha anche espresso la sua posizione. Presenti i membri dem della Vigilanza e delle Commissioni competenti, ma anche il sottosegretario Antonello Giacomelli, che ha materialmente messo a punto le proposte. Fermo restando l'obiettivo di ricondurre la società nell'alveo delle regole del codice civile, in modo da renderla più facilmente gestibile, e quello di dar vita alla figura di un amministratore delegato al posto del direttore generale con un cda più snello, le opzioni in campo sono il modello Spa e il sistema duale con un consiglio di sorveglianza e uno di gestione.

Prima ipotesi: modello Spa

Nel primo caso, con un consiglio ridotto a cinque membri e meno invasivo, cambierebbero le fonti di nomina. Un membro sarebbe espresso dai lavoratori e un altro verrebbe votato da un organismo esterno, come la conferenza stato-regioni. Resterebbe poi un ruolo del Parlamento, nel rispetto delle sentenze della Consulta. L'ipotesi iniziale era conferire il potere di nomina ai presidenti delle Camere, per garantire indipendenza dai partiti, ma il premier, per non prestare il fianco alle critiche dell'opposizione, avrebbe espresso l'intenzione di lasciare alla Commissione di Vigilanza, oltre al controllo, un potere di nomina anche se ridotto rispetto all'attuale.

Seconda ipotesi: un consiglio di sorveglianza e uno di gestione

L'altro modello prevede la nascita di un consiglio di sorveglianza con una decina di membri eletti anche questi in parte dal Parlamento e in parte da organismi come la Conferenza Stato-Regioni, l'Anci, ma non l'Agcom, in quanto soggetto controllore. Tale organismo, oltre al poter di nomina, avrebbe compiti non solo di controllo ma anche operativi nella gestione societaria. A guidare l'azienda sarebbe però un consiglio di gestione composto da tre membri: un amministratore delegato di nomina governativa, un membro con deleghe sulla parte editoriale e un membro con deleghe su quella finanziaria.

Le preferenze del premier

Il premier ha fatto capire di preferire il primo modello, spiegando che in Italia il sistema duale non ha funzionato. Nel Pd le opinioni sono discordi e c'è chi sottolinea che quel sistema è stato applicato solo alle banche nel nostro paese ed in una tv pubblica potrebbe invece ben funzionare. Anche sul potere di nomina lasciato alla Vigilanza, nella riunione di ieri c'è chi ha ricordato che il sistema attuale ha provocato solo danni e chi ha invece sostenuto la necessità di lasciarle un ruolo.

Insomma, restano ancora dei nodi da sciogliere ed è probabile che domani ci sia solo un primo passaggio e che l'approvazione del disegno di legge slitti al prossimo cdm. I parlamentari Pd sono intanto al lavoro in vista dell'iter parlamentare, che dovrebbe iniziare dalla Commissione Trasporti alla Camera, a presidenza Pd. Vinicio Peluffo e Francesco Verducci hanno avviato un giro di incontri con i partiti che hanno già depositato in Parlamento proposte di legge per modificare la legge Gasparri. "È ora che la Rai volti pagina. Se l'obiettivo è chiaro, il M5S c'è - afferma il presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico - Come ripeto da giorni, sia i partiti, sia il governo devono rimanere fuori dalla Rai". "Non si può passare dal pluralismo del Parlamento alla super lottizzazione del super arrogante Renzi. Da più voci a un solo padrone", sostiene invece Maurizio Gasparri.(ANSA)

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