IL PRIMO ANNO DEL GOVERNO RENZI/ SPECIALE
Politica

Renzi e Mattarella: la coppia perfetta

Uno è paziente, l'altro concitato. Due stili diversi dell'Italia seria e comica, due temperamenti che insieme si completano e si modellano.

Erano il meglio della pazienza e della concitazione. E quando ieri si sono incontrati Sergio Mattarella e Matteo Renzi, si è subito capito che insieme fossero il bello dell’Italia che prega e dissacra, quella della barzelletta e del rosario, quella complessa di Sorrentino e quella facile di Zalone.

Renzi non ha twittato dal Quirinale e mentre parlava con Mattarella, a cui spiegava le ragioni di un interim al ministero delle Infrastrutture, il premier che detesta i registi, e i canoni, senza accorgersene se ne stava impadronendo. Dicono che ci sia Mattarella dietro la scelta di Renzi di non abusare dei decreti legge per riformare la Rai, la Scuola, e chissà ancora quale altro spazio della amministrazione rimane da disboscare, falciare, riformare, riscrivere, rivoluzionare…

“Prima era detestabile, adesso lo è meno. Insomma, è meno sbruffone, più rilassato anche perché ha vinto e anche perché a quarant’anni o maturi o diventi scemo” dice Claudio Giunta che ha scritto per il Mulino “Essere#MatteoRenzi”, un’opera che tracima d’illogica allegria, un libro serio che non si prende sul serio. “Renzi non ha competenze, non sa nulla d’economia, d’ immigrazione, è evasivo, trionfalistico, non ha un’opinione su nulla. Crede nella cultura ma non negli uomini di cultura, ha fiducia nei dibattiti senza sapere che è proprio nei dibattiti che si dicono le più grandi stupidaggini”.

E insomma se di maturazione si tratta è anche vero che Renzi non appena usciva dall’incontro con Mattarella si sbottonava la camicia, s’inselvatichiva come l’alunno si scatena al suono della campanella. Alla Luiss, dopo un’ora di colloquio con il presidente, Renzi ha declamato l’ode dell’uomo che decide, “chi vince le elezioni ha il diritto di decidere e si tratta dell’abc”, maltrattava ancora i professori, “la loro pigrizia li fa parlare di deriva autoritaria”, citava “I Promessi Sposi” come fanno tutti gli italiani che citano ma non leggono, addirittura ha citato lo stracitato quando si è servito di Umberto Eco che renderebbe Manzoni affascinante “facendone un libro proibito”.

Per Giunta, che insegna davvero letteratura italiana, a Trento, Renzi incarna lo spirito del tempo, parla come parlano i quarantenni in palestra che s’iscrivono a tutti i corsi, è il campione del pensiero comune, del mainstream, tutto ciò che odia l’uomo di cultura, lo snob che nel libro di Giunta è una sorta di Pasquino, la statua che parla al posto suo: “Sono io nei momenti di malumore”.

Moriremo di simpatia? “Renzi si esprime come il nostro amico, stupisce per normalità, per mancanza di aplomb, più di Berlusconi, lontanissimo da premier come Goria e Craxi che non erano certo gelidi presidenti”. E forse proprio per questo quel Renzi che da Mattarella non smaniava, non scattava selfie e accettava la lezione di diritto impartita dal presidente, “Caro Matteo, è impossibile separare il ministero delle infrastrutture, basta rileggere la legge Bassanini…”, risultava una felice novità, l’incontro un episodio del rito di passaggio dal renzismo di strada al renzismo di palazzo. Chi ha salutato l’elezione di Mattarella come una scelta ponderata e indovinata, non può che riconoscere la splendida altalena tra la confusione verbale di Renzi e la mitezza di Mattarella. «Renzi con Mattarella ha fatto una bella scelta, contrastiva. Forse il rapporto fra i due si sta oliando o forse Renzi sta solo imparando a dosare la sua guasconaggine. Potrebbe essere così intelligente da sapere quando è il momento di mettere la sordina al suo carattere. Pensate a quella frase straordinaria che pronunciò dopo aver incontrato Barack Obama: “con Obama ho fatto un po’ il Renzi”» ricorda Giunta che dice di non avere un'opinione definitiva su Renzi.

Come gli eroi della letteratura che lottano contro i loro doppi, Renzi sta cercando di addomesticare il sosia, l’ombra, il nome e il naso. E infatti combatte contro il suo riflesso quando attacca Massimo D’Alema, “parla come una vecchia gloria del wrestling”, ma fa il diplomatico quando si tira per i capelli, commenta le dimissioni di Maurizio Lupi e giustifica la candidatura in Campania del sindaco incandidabile Vincenzo De Luca, “lui ha fatto una scelta diversa, considera giusto chiedere il voto agli elettori e si sente forte del risultato delle primarie”.

“Renzi è un personaggio sopra le righe, quei simpatici che ci piacciono troppo e che non conoscono nulla di sacro. E devo dire che questo atteggiamento piace anche a me” dice Giunta che riconosce l’evoluzione del genere, la contaminazione con Mattarella, ma anche la specificità italiana, la sineddoche Renzi: “Nulla è tragico, ma tutto è comico”. E dunque Renzi e Mattarella sono l’incostante carattere di un paese, non solo un disaccordo di mondi, ma bensì la metà che completa ogni coppia, la mezzaluna che splende quando si eclissa l'altra ma sempre intera rimane: incompatibili da soli, perfetti insieme.

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