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Referendum, via alla nuova strategia di Renzi

Il premier ammette che personalizzare il voto sia stato un errore, e punta sul risparmio: "I 500 milioni risparmiati investiti nella lotta alla povertà"

Tre anni fa Matteo Renzi scelse la Festa dell'Unità di Bosco Albergati, nel Modenese, per lanciare la sua conquista del Partito Democratico, che poi lo avrebbe portato a Palazzo Chigi. Tre anni dopo ci torna alla vigilia di una campagna per il referendum già incandescente.

Il partito

"A chi vuole cambiare segretario dico che il congresso si fa ogni 4 anni e non ogni giorno, a chi dopo aver votato sì vuole fermarsi dico che noi non ci fermeremo", è l'altolà alla minoranza a un passo dal votare no. Pur ammettendo che personalizzare "è stato un errore", il premier tira dritto e promette che i 500 mln risparmiati con la riforma andranno ai poveri.

Le nomine in Rai

Poi nell'intervista con Enrico Mentana altro tema caldissimo, le nomine Rai: "Sfido chiunque a sostenere il contrario, sulle nomine non ho messo bocca", ha rimarcato Renzi manifestando stima per la "grande professionista" Bianca Berlinguer. Il premier, rientrato da Rio, prova a sondare gli umori dei militanti Pd in vista del referendum di novembre, come lascia capire anche Renzi in un botta e risposta con gli elettori.

Il referendum

Convinto dei vantaggi della riforma, il leader dem avverte i parlamentari "che hanno votato sei volte sì ora vogliono votare no": "Noi siamo pronti a camminare con voi, ma se ci dite di fermarvi, noi non ci fermeremo, se volete fermarvi vi fermate da soli. Dopo trent'anni c'è qualcuno che le cose le sta facendo, questo li manda fuori di testa e dicono no a prescindere". Uno stop a chi, anche dentro il Pd, sostiene il no chiedendo di ricominciare da capo in Parlamento è arrivato anche dal ministro per le riforme Maria Elena Boschi. "Abbiamo scelto di rispettare in toto la procedura prevista dall'articolo 138 della Costituzione per modificarla - ha detto - e questo ha significato scegliere la strada più dura. Ma ora è un elemento di forza anche rispetto a chi propone di votare No buttando via due anni di lavoro e ricominciare daccapo immaginando che ci sia una maggioranza per una riforma diversa. Ma questo vuol dire non rispettare il lavoro che il Parlamento ha fatto: sei votazioni con maggioranze che hanno sfiorato il 60%".

Le reazioni

Parole che hanno provocato la reazione delle opposizioni, criticate, fra gli altri, da Roberto Calderoli e da Gaetano Quagliariello, ma anche della minoranza Pd che, peraltro, non gradisce il fatto di utilizzare le feste dell'Unità come uno strumento di propaganda per il sì. "C'è un terzo circa di elettori di centrosinistra - ha detto Federico Fornaro - che sono orientati per il No al referendum costituzionale. Ignorarli o peggio finire per demonizzarli non credo sia utile, sia in vista del referendum sia delle prossime elezioni politiche".

Nuova tattica

La strategia di Renzi in vista del referendum, ha detto parlando davanti ai militanti che hanno affollato la storica festa modenese, è quella di spiegare i contenuti del referendum, puntando tutto sui risparmi e sulle efficienze del sistema politico italiano, "che permetteranno di mettere 500 milioni nella lotta alla povertà". Ma prevede anche correzioni tattiche: "Anche io ho sbagliato a dare dei messaggi - ha detto - questo referendum non è il mio referendum, perché questa riforma ha un padre che si chiama Giorgio Napolitano. Ho fatto un errore a personalizzare troppo, bisogna dire agli italiani che non e' la riforma di una persona, ma la riforma che serve all'Italia".

Renzi ha invitato ad andare a convincere gli elettori di Lega e M5s, ma ha anche invitato chi dentro il Pd non è convinto a non farsi prendere da quella che ha definito la "sindrome Bertinotti". "Se qualcuno ha la sindrome Bertinotti per cui chiede sempre di più per non ottenere nulla, io dico che noi dal questa sindrome siamo immuni: basta con la rissa continua". (ANSA)

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