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Referendum costituzionale: così Renzi prepara la campagna per il "Sì"

Nessuna replica agli attacchi del fronte del "No" e convincere la gente del legame tra "Sì" e crescita. In attesa della data definitiva

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi – Credits: ANSA/ GIORGIO ONORATI

Le macchine della campagna per il sì al referendum costituzionale lavoreranno a pieno regime solo da settembre. Anche perchè Matteo Renzi si starebbe orientando a fissare la data della consultazione a fine novembre: il 20 o, più probabilmente, il 27.

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Dunque, prima di partire per il Brasile, dove partecipera' alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi, l'indicazione del premier ai dirigenti Pd è: toni bassi, nessuna replica a chi dal fronte del No polemizza e mobilitazione di ogni forza per il rush finale.

E così si registra "l'esordio" di un nuovo argomento a favore del Sì: conservare la flessibilità "conquistata" dal governo Renzi, che "ci ha consentito di eliminare il patto di stabilità".

Graziano Delrio e Angelo Rughetti, già presidente e segretario dell'Anci, si mettono alla testa dei sindaci, con un appello che avrebbe già raccolto centinaia di adesioni. "Il Si' al referendum vuol dire puntare sulla crescita - è  l'argomento forte del loro manifesto. - Se prevalesse il No l'Italia tornerebbe dentro le sacche delle politiche di austerity".

Il legame con la legge di stabilità
Un argomento che ricorda quanto sia importante per il governo varare una legge di stabilità espansiva, che ottenga e sfrutti tutta la flessibilità possibile, per dare il segno che il governo intende proseguire nella riduzione delle tasse (si lavora sull'Ires, ma anche sulla quattordicesima per i pensionati), ma potrà farlo solo se il Sì gli consegnerà il mandato a proseguire sulla via tracciata.

Tenere il referendum a fine novembre (ma c'è chi ipotizza anche il 4 dicembre), dopo il primo via libera alla legge di stabilità, vorrebbe anche dire - spiegano fonti parlamentari Dem - togliere argomenti alla nascita di un governo di scopo, in caso di vittoria del No. Perchè, sostengono, a quel punto lo stesso governo Renzi, dimissionario, potrebbe accompagnare il via libera finale alla manovra prima di elezioni anticipate.

Ma al momento il Pd prova a tenersi lontano da ogni dibattito sugli scenari post voto: l'indicazione tassativa è parlare solo del merito della riforma. E non replicare agli attacchi delle opposizioni. "È chiaro che la data sarà fissata solo quando i sondaggi daranno il sì in vantaggio, ma i cittadini non si lasceranno irretire dalle mirabolanti promesse di Renzi", accusano i Cinque stelle. E Renato Brunetta, da Forza Italia, pungola: "Renzi ha una paura folle". Nessuna replica.

Italicum o Mattarellum 2.0
Anche sul tema della legge elettorale per ora non si registrano nuovi segnali. La minoranza guidata da Roberto Speranza proverà domani a rilanciare la sua proposta di un Mattarellum 2.0, con un seminario alla Camera.

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Ma è difficile che qualcosa si muova prima della pronuncia della Consulta sull'Italicum, attesa il 4 ottobre. Anche se già a settembre in commissione Affari costituzionali alla Camera potrebbero essere calendarizzate le proposte di modifica.

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