Politica

La Rai ribadisce il no al taglio dei 150 mln

Il cda studia le modalita del ricorso giudiziario contro il taglio voluto a Renzi. E c'è maretta sulla riforma dei tg...

Il dg della Rai, Luigi Gubitosi – Credits: ANSA / FABIO CAMPANA

Questo ricorso s’ha da fare. Quando e come ancora non si sa, ma il Cda della Rai sembra deciso ad andare avanti sulla strada dell’opposizione al taglio chiesto da Matteo Renzi di 150 milioni di euro alle casse di viale Mazzini.

Sentito il parere di costituzionalisti illustri come l’ex presidente dell’Agcom Enzo Cheli, ai consiglieri d’amministrazione resta il dubbio della strada giudiziaria da intraprendere, Tar o tribunale ordinario. La guerra al governo non è ovviamente unanimemente condivisa:  sulla linea interventista ci sono i consiglieri di centrodestra  Antonio Verro, Guglielmo Rositani quello di area centrista Rodolfo De Laurentiis, e pure Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo, indicati dal Pd su espressione della società civile. Con buona pace del deputato renzista Michele Anzaldi che si era detto pronto a stupirsi se dopo il voto contrario ai palinsesti la coppia Colombo-Tobagi si fosse messa di traverso al taglio dei 150 milioni «che ha consentito l’aumento di 80 euro nelle buste paghe degli italiani». Mentre la presidente della Rai Anna Maria Tarantola nicchia, a dar man forte ai renzisti ci sono però gli altri due consiglieri di centrodestra Antonio  Pilati e Luisa Todini, contrari al ricorso.

Taglio governativo a parte tra i consiglieri circolano anche malumori sulla comunicazione interna ed esterna sulla riforma dell’informazione Rai (c’è la volontà, da parte del dg Luigi Gubitosi, di tagliare il 30 per cento delle 21 edizioni dei tg, scelta che ha fatto infuriare l'Usigrai ed il consigliere Verro): volontà appena accennata in consiglio (sarebbe stata fornita giusto una fotografia dell’attuale situazione dei tg, con numeri dei giornalisti e delle edizioni) e anticipata (non si sa da chi) oggi nei dettagli a Repubblica.  Verro è già sul piede di guerra: «Se ne dovrà parlare accuratamente, viste le profonde conseguenze su pluralismo e occupazione».
 

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