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Politica

Quelli che hanno lasciato Grillo e Renzi

Sono i dissidenti dei dissidenti, uomini e donne che se ne sono andati senza sbattere la porta

Grillo (credit:Ansa)

Sono i dissidenti dei dissidenti, il prodotto dell’eresia dell’eresia che come diceva Voltaire è la sintesi di un po’ di scienza ed ozio. Finora sono stati gli unici che si sono opposti a chi del nuovo e della rivoluzione movimentista ne ha fatto un feticcio e si appresta a sfidare le vecchie élite di partito e sostituirle, vale a dire Matteo Renzi e Beppe Grillo.

Prima ancora dunque del ferrarese Valentino Tavolazzi, il consigliere che ha mostrato la prima crepa, suo malgrado, nei rapporti tra Grillo e il neosindaco di Parma, Federico Pizzarotti che lo voleva assessore, è stata Serenetta Monti a mettere in discussione l’ortodossia del movimento del satiro genovese che le cronache danno sempre più affidato nelle sicure mani di Gianroberto Casaleggio, colui che cura la comunicazione del Movimento Cinque Stelle. Lei, la Monti, donna discreta e sindacalista dell’Usi, ha preferito allontanarsene dopo essere stata nel 2008, la candidata a Roma.

“Non esisteva ancora il movimento, presentammo soltanto una lista civica che portava il nome di Grillo”. E di voti ne prese 45000 alle elezioni del 2008 quando ancora il fenomeno Grillo era soltanto un’operazione nata sul web. “Grillo capì soltanto nel 2007 dopo il V-Day che sarebbe stato possibile mettere su delle liste civiche”.

Liste civiche che cominciarono subito a nascere e che sorprendono perfino il comico. “Volevamo costituire una rete di liste civiche e coordinarle, ma lui ci rispose picche dicendoci “Correte troppo”, ricorda. Polemiche non ne alimenta dopo esserne uscita senza ostracismi, ma da sola. Il motivo? “Ho avuto delle divergenze con il presidente del circolo romano. Il movimento si era trasformato in un muro di gomma, non consentiva più di dare la propria esperienza e poi è in mano a Casaleggio per sua stessa ammissione. Non è un movimento democratico, se esci dal seminato sei messo fuori”.

E ancora ricorda quando nel 2008, un collaboratore di Casaleggio (all’epoca  responsabile del blog di Di Pietro), Mario Bucchi, la invito a togliere le bandiere dei No Tav dal palco nel corso di una manifestazione a Roma: “Pretendeva che togliessi la bandiera dei No tav, ma quelle erano le nostre battaglie. Fu un’ingerenza. Adesso lo stesso Casaleggio non lo nega di essere al fianco di Grillo, ma lui è uno stratega della comunicazione che ne sa dei problemi della gente. Mi sorprende invece che il sindaco di Sarego, Roberto Castiglion sia un project manager dell’Enel, non un semplice impiegato, ma uno che condivide le politiche aziendali. Come si fa? E’ una contraddizione con quello che dicevamo”.

Non la stupisce il risultato raggiunto dal Movimento da cui è andata via: “Si pesca nel non consenso politico, si vota chi dice cose scontate. Non è populismo. Ma attenzione un amico mi diceva: “Grillo, tanti voti ha, quanto tanti voti toglie”.

E ha preferito andarsene con una lettera, poche settimane fa, pure l’assessore al Bilancio di Matteo Renzi, Claudio Fantoni, corista del Maggio fiorentino che però non parla (“un patto con gentiluomini”, dice al telefono).

Tra le righe lascia le ragioni: “Insanabili divergenze da mettere in atto alla gestione economica finanziaria dell’ente”. In realtà a far lasciare l’incarico a Fantoni sarebbe stata la corsa che Renzi ha già ingaggiato con Bersani in vista delle primarie.

A Firenze, dicono uomini all’interno del Pd, “Renzi non fa altro che tagliare più nastri possibili. Fantoni avrebbe giustamente fatto notare il problema dei conti e del patto di stabilità” .

Una scelta che lo ha portato a lasciare anch’egli senza rancori. Se ne vanno, un po’ come tutti coloro che cercano di fuggire dalle maglie di qualsiasi movimento che a lungo andare si rivela gabbia e piccola prigione quei movimenti che facevano dire a Baudelaire: “Via! Chi non sa popolare la propria solitudine, non saprà essere solo in una folla indaffarata”.

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