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Politica

Quegli insulti a Fini al funerale di Rauti

Al grido di "Badoglio" e "traditore", il leader Fli è stato fatto oggetto di una pesante contestazione. La destra storica è morta

Gianfranco Fini

20100308 NAPOLI -POL- Il presidente della camera Gianfranco all' Hotel Vesuvio di Napoli, a margine della presentazione del libro "La Scossa" oggi 8 Marzo 2010 ANSA/CESARE ABBATE/

Altro che dolci malinconie da «Come eravamo» o «Il Grande freddo». Forse solo lui, Pino Rauti, il post fascista eretico, il teorico dello sfondamento a sinistra e  della liberazione dal ghetto,  poteva riuscire, da morto, a riunire per la prima volta, dopo la svolta di Fiuggi, tutta la destra. Ma in un colpo solo anche a certificarne l’assenza come soggetto politico al pari delle destre di altre democrazie europee. Gianfranco Fini, pur con i suoi errori e responsabilità, diventa il bersaglio di frustrazioni e senso di impotenza che animano una «comunità», «da lui stesso portata al governo», dice  a  Panorama.it Gustavo Selva.

Entrato  in An, tra i teorici della svolta di Fiuggi nel 1995 che cancellò, almeno a parole, il Msi,  Selva  questo merito a Fini lo riconosce.  Ma è un fatto che la cerimonia funebre  per Rauti nella chiesa di S. Marco a Piazza Venezia è finita a urla, spintoni e anche qualche sputo nei confronti  della  terza carica dello Stato. «Badoglio», «traditore», gli hanno gridato ragazzi e non ragazzi  in metaforica camicia nera tra una selva di saluti romani. Una gazzarra  interrotta dall’arcivescovo che celebrava la Messa e dalla stessa figlia di Rautil, Isabella. «Fini ha pagato i suoi errori», non ha dubbi il leader della «Destra», Francesco Storace.    «Sono manifestazioni incivili, in Chiesa vale solo il messaggio divino. Sono solo manifestazioni di invidia, frustrazione e rancore”, si ribella Selva, che pur non sempre ha condivioso le scelte del presidente della Camera. Non ci sta neppure Gennaro Malgieri, l’ex direttore del «Secolo», deputato del Pdl, e storico che di Rauti ha fatto la commemorazione: «L’ultimo leader storico».  Ma riconosce Malgieri: « Sì, è vero oggi qui si è riunita per la prima volta tutta la destra. E questo è il più bello omaggio che si poteva fare a Pino Rauti in un momento così difficile. Lui è riuscito a fare una cosa che altri hanno tentato ma senza successo.

Ma questa è una destra allo stato gassoso, le cui idee possono essere usate, ma non c’è alcun progetto per riunificarle». Tutta colpa di Fini, che prima ha sciolto An nel Predellino poi ha lasciato anche il Pdl? «No - risponde Malgieri - sono colpe che vengono da lontano. Tuttavia sperare non costa nulla. Io credo che sia stato sbagliato sciolgliere An nel Pdl, si doveva fare una federazione o confederazione ognuno con la sua identità. Come ha detto D’Alema per il Pd, è mancata l’amalgama».  Ma Rauti, di fronte alla gazzara di oggi,  «da quel  gran signore colto e ironico che era, oggi da lassù si sarà fatto una risata...», così lo ricorda Gloria Sabatini, giornalista politica del «Secolo», esponente di una generazione che agli inzi degli anni  ‘80 fu «stregata dalle intuzioni  moderne (femminismo e ambientalismo ai campi Hobbit ndr) » dell’ex segretario del Msi.  «Un uomo che con me condivideva l’idea di una destra gaullista», ricorda Selva.  La destra che in Italia non c’è.

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