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Politica

Quando il giovane Matteo Renzi voleva rottamare la sua Dc

A 17 anni Matteo chiedeva che Arnaldo Forlani lasciasse dopo il voto del 1992. E intanto lui perdeva alle elezioni scolastiche.

Credits: Paolo Poce / Emblema - Graziano Arci / Blackarchives

di David Allegranti

La rottamazione non è un’invenzione del 21° secolo: già negli anni Novanta il giovanissimo Matteo Renzi, oggi sindaco di Firenze, prossimo candidato alle primarie del Pd e a quei tempi studente in uno dei licei più prestigiosi della città, il Dante, voleva mandare in pensione un po’ di dirigenti. Ma di quale partito? Della Democrazia cristiana naturalmente. È l’aprile del 1992, si è appena votato alle politiche, la Dc per la prima volta in un’elezione nazionale non ha superato il 30 per cento (29,66 alla Camera) e lo scout di Rignano sull’Arno è piuttosto arrabbiato. Alla guida del partito c’è Arnaldo Forlani, «che anche nella formazione delle liste» scrive Renzi diciassettenne sul giornalino scolastico il Divino mensile «ha commesso i suoi errori e dovrà passare la mano com’è giusto che sia per un segretario che perde il 5 per cento. La Dc, e queste sono parole di chi crede in questo partito, deve veramente cambiare, in modo netto e deciso mandando a casa i Forlani, i Gava, i Prandini e chi si oppone al rinnovamento».

Insomma, non c’è ancora quella parolina magica, rottamazione, ma poco ci manca. Renzi sembra essere avviato verso una brillante carriera politica, ma è proprio al liceo che subisce una sconfitta bruciante: alle elezioni scolastiche riesce, sì, a diventare rappresentante d’istituto, però con la sua lista cattolica («Al buio è meglio accendere una luce che maledire l’oscurità») arriva solo secondo, con 99 voti. A stracciarlo è la lista apartitica guidata da Leonardo Bieber (269 voti), oggi consigliere comunale del Pd a Palazzo Vecchio. Lo slogan («Accendere la luce») dette luogo anche a qualche parodia. In una vignetta pubblicata sul Divino si vede Renzi vestito da cardinale che con un fiammifero dà fuoco a una signorina. Sotto, la scritta (illuminante): «Renzquemada».  

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