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Politica

Province: a Saitta il premio tosatura d'oro

Negli Stati Uniti il Golden Fleece Award conferisce un premio agli enti che si sono contraddisti per lo spreco di denaro pubblico. In Italia quel riconoscimento lo merita l'Unione delle province italiane

L'ex presidente dell'Upi, Giuseppe Castiglione (PdL), e l'attuale presidente Antonio Saitta (Pd). ANSA/SERENA CREMASCHI

Nel 1975 il senatore americano William Proxmire istituì il premio Golden Fleece Award. Si trattava di un particolare riconoscimento che veniva assegnato a un ente o ad una istituzione che nel corso dell’anno si era contraddistinta per aver fatto spreco di denaro pubblico. Prendendo in prestito l’idea avremmo soltanto l’imbarazzo della scelta. Tuttavia, per il 2012, si sarebbe potuto assegnare il “Premio Tosatura d’oro”, questa la traduzione, all’Upi (Unione delle Province italiane ). A ritirarlo ci avrebbe pensato il suo presidente, Antonio Saitta, quello che vuole staccare i riscaldamenti nelle scuole.

Fino al 1970 le Province avevano vissuto una vita tranquilla e indisturbata, al riparo da ogni polemica. Dopo l’istituzione delle Regioni a statuto ordinario, il Pri fu il primo partito ad avanzare dubbi sulla loro utilità. Da quel momento la loro tranquillità ha finito di esistere. Il loro ruolo burocratico si è ridotto drasticamente (scuole, strade e poco altro), mentre è aumentato in maniera ingiustificata il loro costo. Nel 1950 costavano allo Stato 86 miliardi di lire, oggi, secondo l’ultimo dato fornito da Enrico Bondi, il manager chiamato dal premier Monti per cercare di tagliare il più possibile gli sprechi, le Province costerebbero allo Stato ben 2,3 miliardi di euro l’anno.

Prendiamo come esempio il Piemonte, la regione che ospita proprio il presidente Saitta. Fino al 1970 la distribuzione dei poteri era: Stato, Province, che erano sei, Comuni che erano 1203. Negli ultimi 40 anni le cose sono letteralmente esplose con la proliferazione di una miriade sterminata di enti dal centro alla periferia: Stato, Regione, Province (che sono diventate 8), Comuni (che sono diventati 1206), e poi 22 Comunità Montane, 35 Comunità Collinari, e ancora Asl, Comprensori, Aziende di Trasporto pubblico locale, Comitati zonali agricoli, Distretti scolastici e Circoscrizioni nelle città più grandi.

La seconda volta che si parlò di una probabile loro abolizione fu tra il 1989 e il 1990 quando in Parlamento si discuteva del disegno di legge sul nuovo Ordinamento delle autonomie locali. Il risultato finale fu l’istituzione di nuove province. Oggi questa elefantiaca macchina è costituito da ben 110 enti. Particolare non di poco conto è che di queste ben 24 fanno parte delle cinque Regioni a statuto speciale (17 si trovano in Sardegna e Sicilia) e che guarda caso non verranno colpite dalla spending review messa in atto dal Governo dei tecnici.

Il Presidente Saitta avrebbe potuto annunciare in segno di protesta la sospensione del suo stipendio, ma sarebbe stato eccessivo. È proprio vero: il problema dell’antipolitica, a volte, è che la creano gli stessi politici.

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