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Politica

La sfida Renzi-Bersani vista da dentro i loro comitati

Panorama.it visita le sedi: segretario "sobrio", sindaco "trendy". Parlano i militanti

Cartonati di Matteo Renzi e Pierluigi Bersani. Credits: Ansa

Checché ne dicano i diretti interessati e i loro supporter, quelli di Pierluigi Bersani e di Matteo Renzi sono due mondi distanti anni luce, antropologicamente opposti, spesso reciprocamente ostili. Per averne una prova, più ancora che guardare in faccia e sentir parlare i due principali sfidanti delle primarie del centrosinistra – che continuiamo a chiamare così per rispetto nei confronti degli altri partecipanti Vendola, Puppato e Tabacci, ma che di fatto sono avviate a diventare principalmente una resa dei conti tutta interna al Pd - basta oggi mettere piede nei rispettivi comitati elettorali romani. Si intenda letteralmente “mettere piede”, perché è sufficiente una sbirciata all'interno del locale di p.zza delle Cinque Lune, inaugurato ieri alla presenza del sindaco di Firenze, e dentro quello di via di Montecatini, da metà ottobre quartier generale del segretario, per rendersi conto, dal semplice loro allestimento, che i due sfidanti non hanno davvero niente in comune. Niente. A parte un partito.

Certo, “Bersani – come ammette Claudio, volontario renziano - è una brava persona”, certo, “Renzi – come riconosce Roberto Speranza coordinatore nazionale del comitato Bersani - è una risorsa del Pd”, ma poi alla fine uno piazza nel suo comitato un divano Chesterfield quotato su eBay 1.000 euro, l'altro si tiene il Klippan di Ikea da 184,90 euro dell'arredamento originale.

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IL MONDO DI MATTEO
Il mondo romano di Matteo – avete notato che quelli che stanno con Renzi lo chiamano tutti per nome? – misura 180 metri quadrati, ha le pareti bianche immacolate (una è occupata da un mega pannello 6x3 con la foto di Renzi di spalle in camicia bianca che dal trespolo stile presidenziale parla a una platea assorta) ed è zeppo di meravigliosi oggetti di design e modernariato recuperati da un rigattiere di Tivoli, il signor Carlos, che al momento non avrebbe preteso una lira in attesa del ricavato della vendita (una piccola percentuale andrà al comitato stesso) dei suoi pezzi in mostra.  Tra i più apprezzati un biliardino in legno su cui ha messo gli occhi il coordinatore nazionale Lino Paganelli pronto a offrire 300 euro – poco in verità – pur di portarselo via. Niente male nemmeno la fioriera in ferro battuto, il tavolo da lavoro 6 metri per 2 in legno proveniente da una fabbrica e un divanetto primi '900 che però pare essere scomodissimo.

Meno attraenti i gadgets nella vetrina all'ingresso: c'è il salva IPhon “Keep Calm and Rottama”, le tazze “non si ferma il vento con le mani”, le matite “Adesso”, le felpe e le magliette “Matteo Renzi”. Non lo straccio di un logo del Pd.

Bassissimo l'affitto preteso dalla titolare del locale sito dietro p.zza Navona, Maria Caridi, reticente a svelarne l'entità ma sufficientemente onesta da ammettere che cedere per un mese e mezzo uno spazio del genere a meno di 10 mila euro (è questo il prezzo dell'affitto) è un investimento, un affare “credo nel progetto, e sì, tutto sommato conto su un ritorno d'immagine”. 10 mila euro tutto compreso, come conferma Lorenza Bonaccorsi,  impianti luci, audio e video inclusi.

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LA SOBRIETA' DEL SEGRETARIO
Niente in confronto ai 20mila sborsati da Bersani (a prezzo di mercato per la zona) per i 140 metri quadrati su due piani del suo comitato. Moquette a terra, arredamento d'ufficio, luci al neon, nessun pezzo di pregio o di qualche interesse  tranne, forse, un apparecchio in rame per distillare la grappa di cui il coordinatore del comitato Roberto Speranza, 32 anni, pare andare molto fiero. “Finora abbiamo ricevuto meno finanziamenti di Renzi (132 mila euro a 32 mila ndr) perché siamo partiti più tardi, ma recupereremo. Il nostro arredamento comunque rimarrà questo, molto essenziale”. Quasi spartano, per la verità.

E la storia degli sms? “Chiariamola una volta per tutte – interviene Valentina Santarelli – ne abbiamo mandati 4 mila ai coordinatori degli altrettanti comitati sparsi su tutto il territorio nazionale. Loro poi li hanno girati ai propri contatti e così via, a catena. Nessuno si è appropriato dei dati personali degli iscritti al Pd”. Dunque, svelato l'arcano nulla quaestio, come aveva detto Paganelli il quale però ha ottenuto per i prossimi giorni una riunione per stabilire regole condivise su come utilizzare risorse finanziarie e data base del Pd nel dubbio che proprio Bersani se ne stia approfittando visto che da quanto Paganelli rivela di aver appreso in questi giorni “ci sono arrivate alcune segnalazioni in questo senso”. Ossia? “Ad alcuni iscritti al Pd di Colle Salvetti sono arrivate mail con inviti a iniziative sul territorio da parte del comitato di Bersani”. Oh perbacco!

Intanto, dietro lo chiccosissimo tavolo di ferro dipinto di nero all'ingresso, Claudio e Maria, due dei cinque volontari fissi del comitato di Renzi, danno informazioni agli avventori. Maria, 24 anni, spilletta votiva al petto, frequenta un master alla Sapienza in montaggio video e racconta di essere entrata nel comitato fin dall'inizio, due mesi fa, perché “si è sentita coinvolta” nonostante con Renzi non sia mai riuscita a parlarci a tu per tu “ma sarebbe impossibile, è sempre circondato dalle telecamere!”. Claudio, 30 anni, laureato alla Luiss in Scienze politiche, mai iscritto al Pd, mai votato a destra, ha deciso di stare con Renzi perché nel quartiere dove abita, a Corso Trieste, la sede del Pd era sempre chiusa. “Renzi, invece, ha combinato la capacità comunicativa a una presenza reale sul territorio – spiega – un po' come la Lega Nord all'inizio. Spero che possa governare per far ricredere tutti quelli che oggi lo tacciano di avere poca sostanza e poca concretezza”.

Ma per governare l'Italia prima Renzi dovrà vincere le primarie e su questo i suoi volontari hanno pochi dubbi. “A Roma, che è città d'opinione, di sicuro vince Renzi – si sbilancia la vicesegretaria romana del Pd Valentina GrippoBersani ha un vantaggio nell'apparato (sindaci, presidenti di provincia, amministratori vari) che prevedibilmente difende se stesso e vede in questa iniezione di novità rappresentata da Renzi un rischio”. Cos'ha Renzi in più di Bersani? “Bersani è in gamba – risponde Claudio - ma non emoziona, non coinvolge. Matteo è trendy”. Ma perché lo chiamate tutti Matteo? “Perché lo conosciamo di persona – spiega il coordinatore romano Andrea Alemanni proprio mentre Renzi fa il suo ingresso per presentare il comitato digitale – Bersani lo chiamo Bersani perché con lui c'è un altro rapporto, da segretario a iscritto”. Chi vince tra Metteo e Bersani? “Basta guardare quanta gente si presenta ai nostri banchetti il sabato e la domenica e quanta ai loro. E poi lo dicono tutti i sondaggi, se alle primarie vengono a votare più di 3 milioni di persone, vinciamo noi”.

GUERRA DELLE REGOLE
Intanto a Panorama.it Lino Paganelli anticipa che a registrarsi on line per poter partecipare alle primarie di coalizione sono state dal 4 novembre ad oggi 50 mila persone e che si potrà continuare a farlo fino al 25 novembre quando in ogni sezione sarà presente anche un terminale per effettuare la procedure di accreditamento. Chi ancora non si è preregistrato è Mario Adinolfi deciso a farlo il giorno stesso del voto quando, prevede, a fare come lui sarà più del 50% di coloro che parteciperanno alla consultazione. “Noi abbiamo il popolo con noi – azzarda Adinolfi in virtù del fatto che non guidando la macchina utilizza i mezzi pubblici e sente cosa dice la gente sull'autobus – loro solo l'apparato, il partito. La nostra scommessa è portare ai seggi 29 milioni di persone, quella mezza Italia nata dopo il 1970. Vedrete,  il 26 novembre avremo una grande sorpresa, il 2 dicembre invece ci giocheremo il sorpasso”.

“La nostra percezione è che non ci sia una grande differenza tra il popolo e il cosiddetto apparato – dissente Roberto Speranza da casa Bersani – voterà per il segretario non solo l'apparato, ma soprattutto gli italiani. Il tentativo di schiacciare Bersani sull'apparato è folle”. Perché Bersani è più credibile di Renzi? “Perché mentre Renzi pone solo i problemi, Bersani dà anche le risposte e questo Paese ha bisogno di risposte reali a problemi reali”. Anche a costo che tutta questa ostentata austerità lo faccia apparire più triste? “Bersani non è triste, è sobrio”. Sì, ma il paese ha bisogno anche di speranza, “basta raccontare favole, basta con il credere che un uomo solo al comando può risolvere tutti i problemi dell'Italia”. D'accordo, ma questo comitato è troppo triste rispetto al loro, “Ah sì? - sbotta finalmente Roberto Speranza che davanti alla nostra provocazione lascia da parte ogni fair play – è più triste allora la cena popolare di Bersani questa sera a Milano per cui si sono già prenotate 1.400 persone che pagheranno 15 euro a testa o quella di Renzi nella chiesa sconsacrata di Firenze con 50 finanzieri che hanno staccato assegni per cifre a più zeri ancora sconosciute?”.

Perché tutta questa ostinazione sulle regole delle primarie che ormai a molti risultano un percorso a ostacoli che rischia di scoraggiare gli elettori? “Nessuna ostinazione da parte nostra. E' tutto frutto di una campagna fatta da Renzi, ma chi vuole partecipare alle primarie può farlo iscrivendosi anche il giorno stesso delle votazioni”. Se Renzi perde le primarie che fate? Lo cacciate dal Pd? “Assolutamente no, non gli diremo mai di andarsene”. Ma non lo percepite come un corpo estraneo? “Se lo avessimo percepito come un corpo estraneo non gli avremmo permesso di partecipare alle primarie. Per noi è una risorsa. Le sue idee possono avere una loro utilità per il Pd”. Per esempio? Me ne dica una... “Bè, la cosa migliore che ha detto Renzi è che si fida di Bersani”, me ne dica un'altra, “il tema del rinnovamento è uno stimolo”. E se invece Renzi queste primarie le vince? “Non è un'ipotesi possibile”.

IL MONDO FUORI DAI COMITATI
Prima di lasciare il “covo” bersaniano di via di Montecatini, dietro Palazzo Chigi, c'è ancora spazio per una battuta con Federica, 30 anni, precaria. Anche lei gira in autobus, ma a differenza di Adinolfi non vede gente strapparsi le vesti per Renzi o per Bersani. “La gente è arrabbiata e disillusa, vuole che cambi tutto, vuole il nuovo”. Quindi invoca Renzi? “Macché Renzi! Caso mai Grillo!”.

Che le primarie non le fa, i candidati li fa eleggere su internet e un comitato elettorale nel centro di Roma non ce l'ha.

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