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L'ennesimo pasticcio delle primarie Pd in Campania

Il vincitore De Luca è decaduto da sindaco per una condanna. E adesso rischia la sospensione anche da governatore

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Le operazioni di spoglio in un seggio dei quartieri Spagnoli a Napoli per le primarie del candidato del centro sinistra a presidente della regione Campania, 1 marzo 2015. – Credits: ANSA / CIRO FUSCO

Le primarie Pd in Campania hanno incoronato il candidato che nessuno voleva. Vincenzo De Luca, sindaco decaduto di Salerno, ha battuto infatti Andrea Cozzolino e a maggio sfiderà Stefano Caldoro per la poltrona di governatore. Ma come già in passato, sia qui che altrove (nel 2011 quelle per il candidato a sindaco di Napoli, vinte proprio da Cozzolino, vennero annullate per brogli e più recentemente in Liguria, dove il partito locale si è spaccato tra la renziana Raffaella Paita e il bersaniano Sergio Cofferati), anche stavolta le primarie si sono trasformate in uno psicodramma in più atti tra continui rinvii, appelli al non voto, condanne, minacce e la solita coda di sospetti, accuse e veleni.

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I continui rinvii

La prima data fissata per lo svolgimento risale infatti al 14 dicembre. Ma fino a ieri, a suon di rinvii (dal 14 dicembre all'11 gennaio, poi al 1 febbraio, al 15, dal 15 al 22 e infine dal 22 a ieri, 1 marzo) si è cercato, con la scusa dei motivi tecnico-organizzativi, di convincere De Luca a fare un passo indietro. E invece a ritirarsi, per via del "clima di dubbi e perplessità", sono stati mano a mano tutti gli altri: dalla senatrice salernitana Angelica Saggese, all'ex senatore dell’Italia dei Valori Aniello Di Nardo a Gennaro Migliore, ex capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà alla Camera che con altri 10 deputati a ottobre scorso è passato al Pd.

Gli appelli

Nel suo caso, a chiedergli chiaramente di farsi da parte, dopo aver cercato di imporlo come il candidato unitario del Pd (senza fare i conti con De Luca e Cozzolino evidentemente) era stato Matteo Renzi in persona. Il segretario dem puntava inizialmente a sfruttare la carta Migliore per sconfessare gli altri due candidati. Ma quando ha capito che le primarie si sarebbero fatte comunque e che l'ex sellino non avrebbe avuto chance, gli ha praticamente imposto di farsi da parte per evitare, a se stesso e ai renziani del Pd in genere, una plateale figuraccia. Un altro appello, questa volta a non votare per nessuno evitando proprio di presentarsi ai seggi, è quello arrivato alla vigilia di domenica da Roberto Saviano. L'autore di Gomorra ha paventato brogli di ogni genere, dai voti di scambio agli accordi imbarazzanti con Nicola Cosentino, l'ex ras del Pdl in Campania, condannato per camorra e attualmente detenuto.

I soliti sospetti

E in effetti, anche sulle primarie di ieri gravano i soliti sospetti. C'è chi per esempio ha denunciato di aver votato più volte, in diversi seggi, con lo stesso documento. Ma a legittimare le critiche su questo strumento di selezione dal basso della classe dirigente amministrativa del partito, ci sono anche, da una parte, l'uso spregiudicato che ormai sempre più spesso viene fatto da parte di chi non si fa scrupoli nel cercare e ottenere voti e appoggio anche da esponenti del centrodestra; oltre al sospetto, più che fondato, che i primi a cui non piacciono le primarie del Pd siano gli stessi responsabili del Pd. Mentre a parole le difendono a spada tratta, nei fatti sono loro a cercare sempre più spesso di sabotarle, o provando a evitarle o annullandole dopo, o chiedendo ai candidati di ritirarsi.

Ma adesso De Luca è candidabile?

Con qualche buona ragione, tra l'altro, visto che la cocciutaggine del vincitore di quelle di ieri rischia di trasformare la sfida per la Campania in un bagno di sangue. Per lo stesso De Luca e per tutto il Pd si pone infatti adesso la questione se con una condanna per abuso d'ufficio, per cui è decaduto come sindaco di Salerno, egli possa essere candidato a presidente della Regione. In teoria potrebbe anche, ma se dovesse vincere sarebbe immediatamente sospeso, per 18 mesi, per via della legge Severino.

Se infatti l’articolo 8 non vieta la candidatura, allo stesso tempo prevede la sospensione dalla carica di governatore in presenza di una condanna per abuso d’ufficio. Come il collega Luigi De Magistris, ritornato in carica solo dopo il ricorso al Tar per la sospensione da sindaco di Napoli scattata a seguito della sua condanna, De Luca aveva deciso di ricorrere contro la sua sospensione. Ma nel frattempo, alla condanna in primo grado per abuso d'ufficio, se ne era aggiunta un'altra in appello, con conseguente decadenza da primo cittadino, per il doppio incarico di sindaco e sottosegretario del Governo Letta. Un pasticcio, insomma. E se De Luca ostenta sicurezza e ottimismo, dalle parti del Nazareno la preoccupazione sale. Come la strada verso Palazzo Santa Lucia.

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