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Politica

Primarie lombarde: Ambrosoli come Monti?

Piccone (collaboratore del candidato Pd): "Basta listini o listoni. Competenza al potere"

Il candidato alla poltrona di Governatore della Lombardia per il pd, Umberto Ambrosoli (Credits: ANSA/ SALMOIRAGO)

Le primarie del centro sinistra per la Regione Lombardia rischiano di assumere oramai, sempre di più, toni da commedia. Lo scenario varia di ora in ora. Il pd, a causa di una pessima gestione locale, pare in totale scacco nei confronti del “candidato civico” Umberto Ambrosoli che detta le regole, tipo chiedere altre 48 ore per riflettere sulla corsa alle primarie. Primarie per cui l'aggettivazione, ormai, si spreca. Da “Civiche”a “confermative” a “delle idee”, fino ad arrivare a snaturarne il senso, perfino in termini semantici.

Ne abbiamo parlato con il primo nome certo della futura lista di Ambrosoli: Beniamino Piccone, bocconiano, banchiere, animatore del blog economico “Faust e il governatore” e tesoriere di “Città Costituzione”. Uomo vicinissimo all'avvocato con cui sta lavorando alla squadra e al programma da proporre agli elettori. La sopresa, sta nelle sue dichiarazioni, a dir la verità, molto poco di sinistra.

“Nel comitato civico vi saranno anche sindaci e amministratori: una struttura all'americana, con i grandi elettori – spiega – Non avremmo più primarie del centro-sinistra intese in senso ortodosso, ma consultazioni aperte anche agli elettori del centro-destra”.

Ma perché questo trasversalismo?

“Perché la politica è incompetente - prosegue Piccone - "Conosco per deliberare" è una citazione di Luigi Einaudi che noi condividiamo. Allora – mi chiedo - perché un incompetente deve deliberare? Tutti i politici dovrebbero essere preparati. È evidente che non lo sono”.
E che ne pensa del governo Monti? Giocando di metafora si potrebbe dire che sia, la vostra, un'operazione molto simile a quella attuata su scala nazionale. Fuori i partiti, avanti le competenze, anche se, in quel caso, si è trattato di un “commissariamento” che non è passato attraverso le urne..
“A me non dispiace Monti e neppure ciò che sta attuando il suo governo. L'idea che Monti sia un tecnico esiste solo in Italia. È tutto tranne che un tecnico. È un politico. E, in ogni caso, io sono per i tecnici che portano le loro competenze al servizio della comunità”.
Lei è stato tesoriere di Città Costituzione, l'associazione fondata da Valerio Onida (anche lui nella squadra dell'avvocato) e sarà tesoriere anche nello staff di Ambrosoli. Pescherete da questo contenitore altre candidature per la lista civica?

“È probabile. CittàCostituzione dialoga già con i partiti, come stiamo sperimentando col Comune di Milano. I suoi componenti propongono idee, spunti, riflessioni, correttivi all'amministrazione della giunta. Vogliamo, cioè, mantenere un dialogo tra cittadinanza, territorio e governo della città. Una sorta di consulenza, anche se non mi piace il termine, ma gratuita. Tanto che il prossimo 26 novembre ci sarà un incontro tra gli assessori De Cesaris, Bisconti e Castellano. Si parlerà anche di Aler che è una grossa sfida di cui ci dovremo occupare, in Regione, qualora vincessimo le elezioni”.
La vostra posizione sembra simile a quella di “Fermare il declino”, movimento civico, fondato nel luglio scorso dal giornalista Oscar Giannino e che – pare – riempirà la lista civica del candidato di centro-destra Gabriele Albertini.

“Sì. Sostiene molte cose che condividiamo anche noi”.

Ci anticipa un'idea forte del vostro futuro programma elettorale?

“La legalità. Fuori la 'ndrangheta dalla Lombardia. In un paese in cui il nostro prefetto Lombardi dice che la mafia a Milano non esiste e il senatore a vita Andreotti sostiene che Giorgio Ambrosoli, padre di Umberto, ucciso da Sindona, se l'era andata a cercare, noi alziamo la voce e urliamo: “La mafia e la 'ndrangheta non hanno vinto”.

E i partiti? Quale sarà il loro ruolo nella vostra visione?

“Basta liste e listini. Io dico: “Competenza al potere”.

Intanto, nel pd, la riunione del direttivo regionale saltata ieri, a causa di un malore del segretario Martina, pare indirizzata a ritirare i suoi candidati. Una fonte interna ci dice: “È un pasticcio. Se la candidatura di Pizzul non avesse scatenato la brama di potere di molti altri che non l'hanno sostenuta uniti, non saremmo sotto scacco di Ambrosoli, adesso”.

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