Verso la Terza Repubblica? Passando per la Prima

Gli italiani non se la bevono. Sono “brava gente”, non “gente scema”. Perché dovrebbero appoggiare chi ha sedato lo spread facendo impennare disoccupazione e debito pubblico a livelli record, e oggi si propone come motore del rinnovamento a capo di …Leggi tutto

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Il primo ministro Mario Monti in una foto del 6 novembre 2012 a Vientiane, Laos. ANSA/BARBARA WALTON

Gli italiani non se la bevono. Sono “brava gente”, non “gente scema”. Perché dovrebbero appoggiare chi ha sedato lo spread facendo impennare disoccupazione e debito pubblico a livelli record, e oggi si propone come motore del rinnovamento a capo di una coalizione che annovera tra i suoi principali stakeholder personalità come Casini e Fini (e vi risparmio, per amor di patria, Cesa e Buttiglione)? Limitiamoci a dire che non rispondono propriamente all’identikit del novizio riformatore.

Non si comprende poi perché gli italiani – brava gente, non gente scema – dovrebbero appoggiare chi rifiuta di misurarsi in prima persona con la logica del consenso. Troppo facile dire “vi propongo un’agenda, votate le idee”. Non si votano i gerundi, si votano le persone. Monti lo sa bene, per questo ci tiene a far sapere che è lui il premier in pectore in caso di vittoria, con il suo nome ben visibile sulla lista che correrà al Senato e su quelle (probabilmente più d’una) che si contenderanno i seggi alla Camera. Cionondimeno il professore non ci sta a candidarsi, lui è senatore a vita. Ma la condizione di senatore a vita è davvero ostacolo insormontabile a una candidatura? No, l’Economist, che pure in principio aveva esortato il prof alla “salita in campo” (“Run, Mario, run” era il titolo dell’editoriale del 14 dicembre), scova l’inganno. Monti si sarebbe potuto dimettere e correre alle elezioni da normale cittadino. “E’ difficile credere – si legge testualmente – che non si potesse trovare un modo affinché Monti lasciasse il seggio al Senato”.

Deve apparire strano, del resto, agli occhi di un inglese, storicamente avvinghiato alla logica di una democrazia parlamentare bipartitica, che il premier in carica pretenda di ricevere un nuovo incarico di governo senza candidarsi e magari solo in virtù del peso “cruciale” giocato dalla sua “Agenda” in una delle Camere (probabilmente in Senato). A quel punto, anche nel caso in cui Bersani dovesse siglare un accordo con i centristi per avere la maggioranza (insomma il Compromesso storico tra dc e comunisti 40 anni dopo), non si capisce perché Monti dovrebbe essere riconfermato premier. Certe usanze da Prima Repubblica pensavamo di averle archiviate per sempre, ci siamo illusi.

Grazie a Monti tutto ritorna. Il 24 febbraio ci chiamano a votare i partiti; i partiti poi si mettono d’accordo circa chi dovrà governare e ci notificano le decisioni prese. Com’era lo slogan? Verso la Terza Repubblica. Avevano omesso: “Passando per la Prima”. Quisquilie.

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