Un calvario lungo cinque anni

La “mega inchiesta sugli affari nella sanità lucana”, così l’aveva pomposamente celebrata la stampa locale, doveva scoperchiare un sistema malato di intrecci tra medici, imprenditori e politici attorno agli appalti dell’Ospedale S. Carlo di Potenza. Cinque anni di intercettazioni, perquisizioni …Leggi tutto

La “mega inchiesta sugli affari nella sanità lucana”, così l’aveva pomposamente celebrata la stampa locale, doveva scoperchiare un sistema malato di intrecci tra medici, imprenditori e politici attorno agli appalti dell’Ospedale S. Carlo di Potenza. Cinque anni di intercettazioni, perquisizioni e pedinamenti si sono conclusi con una sfilza di proscioglimenti e assoluzioni. Le accuse nei confronti dei 22 imputati (gli inquisiti erano oltre 50) includevano corruzione, peculato, truffa. La maggior parte dei 51 capi di imputazione formulati dal pm Henry J Woodcock (poi trasferitosi a Napoli e sostituito dal collega Salvatore Colella) è stata letteralmente falcidiata dall’udienza preliminare lo scorso maggio. A distanza di due anni dalla conclusione delle indagini preliminari nel febbraio 2011 – “Il San Carlo è loro” aveva titolato in quell’occasione il Quotidiano della Basilicata – sono arrivate, una dopo l’altra, le sentenze di non luogo a procedere e di assoluzione.
Tra gli imputati prosciolti c’è Vincenzo Basentini, imprenditore specializzato nella fornitura di materiali elettromedicali e assurto alla cronaca come il “re della sanità lucana”, esponente di peso di quella “rete degli imbroglioni” esposta a pubblico ludibrio. Basentini subisce un doppio processo, giudiziario e mediatico: se il primo si fa attendere, il secondo è istantaneo; se dal primo c’è possibilità di riscatto, il secondo è senza appello.
L’imprenditore potentino, socio e gestore della Tecnomedical srl, viene accusato di aver dispensato regalie e favori ai medici del S. Carlo per assicurarsi gli appalti ospedalieri. Nelle carte dei pm si legge inoltre che un infermiere “effettuava sui pazienti una pressione psicologica di convincimento, screditando pesantemente la qualità del servizio offerto dalla struttura pubblica” al fine di dirottarli “verso la struttura privata” di Basentini. Prima di partire alla volta di Napoli, il pm Woodcock aggiunge le seguenti considerazioni: “Il complesso degli indizi fin qui raccolti evidenzia in maniera nitida e inconfutabile che l’infermiere rivela indebitamente a Basentini […] le informazioni utili ad avvicinare i pazienti destinati a sottoporsi a dialisi”. Basentini si difende, i testimoni spiegano che il ricorso al privato per diversi trattamenti sanitari non riguarda solo la Tecnomedical, ma è un fenomeno ordinario dovuto alla lentezza del servizio pubblico. Quanto agli appalti, la difesa dimostra la regolarità delle procedure svolte e i pm non riescono a provare l’esistenza di abusi o corruzione. Lo scorso giugno Basentini viene prosciolto perché il fatto non sussiste. Le accuse più gravi (corruzione, turbativa d’asta, truffa) cadono sotto la mannaia del gup Tiziana Petrocelli.
Basentini è tenuto sulla graticola per cinque lunghi anni senza che i pm chiedano mai di sentirlo. Sulla stampa locale compare quotidianamente un bollettino di guerra. Verbali di interrogatori e ampi stralci di intercettazioni, anche prive di rilevanza penale, movimentano la stanca vita di provincia. “Ogni mattina appariva almeno un articolo con il mio nome bene in vista e la mia foto sbattuta in prima pagina, manco fossi un delinquente”, dichiara Basentini a Panorama.
L’incubo da Truman show è reale. Nel febbraio 2008 l’inchiesta viene alla ribalta in modo bizzarro. Alcuni tecnici si mettono all’opera su una centralina elettrica del S. Carlo, ma certi macchinari si bloccano e l’ufficio tecnico dell’ospedale insospettito chiama il 113. All’arrivo dei poliziotti si scopre che centraline e antenne servono per le radiotrasmittenti utili all’attività di intercettazione ambientale disposta dalla procura di Potenza. La direzione generale del S. Carlo protesta pubblicamente evidenziando i rischi connessi a quell’operazione in grado di interferire con le apparecchiature mediche. La storia finisce sui giornali. Basentini scopre le cimici nel proprio ufficio quasi per caso, ma da allora impara rapidamente a convivere con intercettazioni e pedinamenti. Spesso, riferisce la ben documentata stampa locale, Basentini chiude le conversazioni telefoniche con un sarcastico “Saluta Pasquale”, dove Pasquale è il nome dell’ispettore capo Di Tolla, a quel tempo braccio destro di Woodcock. “Avevo una famiglia serena, un’impresa che dava lavoro a più di 50 persone e fatturava circa sette milioni di euro l’anno. Mi hanno distrutto. Ho dovuto licenziare tutti e oggi sono un uomo che deve partire da zero”, è il commento amaro di un uomo che però non ha perso la voglia di lottare. “Non mi hanno mai voluto ascoltare, eppure io avrei potuto smontare ogni accusa nel giro di pochi giorni. Avevo tutta la documentazione relativa all’aggiudicazione degli appalti. Avete idea di quanto sia costato tenere in piedi per anni una tale macchina investigativa?”. Tra le accuse nei suoi confronti ce n’è una che più di ogni altra lo ha offeso: “Hanno ipotizzato che io avessi cercato di approfittare di un’anziana signora per rubarle dei soldi in combutta con un suo parente”. E’ stata poi la stessa donna a spiegare che la procura intestata al pronipote (successivamente assolto) le serviva per ritirare la pensione, dal momento che aveva subito di recente l’amputazione di una gamba. Nessuna circonvenzione di incapace. “Gli incapaci – conclude Basentini – sono quei pm autori di inchieste flop e alla ricerca permanente di protagonismo. Loro sì che rappresentano un pericolo per tutti”.

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