Streaming a intermittenza. Meglio le incoronazioni berlusconiane

Quindi lo streaming va bene, ma a intermittenza. Il formidabile strumento di “democrazia” sbattuta in faccia, con tanto di telecamerina indagatrice che fissa per sempre ogni parola e ogni smorfia del viso, va santificata e applicata quando c’è qualcosa da …Leggi tutto

Quindi lo streaming va bene, ma a intermittenza. Il formidabile strumento di “democrazia” sbattuta in faccia, con tanto di telecamerina indagatrice che fissa per sempre ogni parola e ogni smorfia del viso, va santificata e applicata quando c’è qualcosa da ratificare all’unanimità sotto l’occhio vigile del Capo, quando si sa che siamo tutti d’accordo o che comunque nessuno si ribellerà. La telecamerina va pure bene quando tocca dar prova di intransigentismo giacobino al cospetto degli elettori, effettivi e potenziali, e di un costernato Bersani, con il Capo rigorosamente da remoto.

Quando invece l’unanimità vacilla, si percepiscono divergenze e mal di pancia, quando l’argomento è spinoso e c’è da discutere per davvero, non da far finta, allora lo streaming può andare a farsi benedire. VaffaStreaming tutti insieme, e smettiamola con le recite. E’ il legittimo impedimento alla folgorante parata democratica. Si chiude la porta e si sta ben attenti a tenere i giornalisti alla larga. Non sia mai che poi qualcuno scriva che non siamo esattamente dei burattini. Eppure qualche testa liberamente pensante c’è in mezzo all’esercito di addestrati esecutori, e prima o poi farà più rumore.

Per adesso, di fronte a cotanto spettacolo viene quasi da rimpiangere i tempi eroici in cui Silvio Berlusconi “incoronava” il prode Angelino segretario del Pdl alzando in alto il braccio del suo delfino, senza un grammo di votazione neppure lontanamente paventata, ma con la inesauribile forza della folla, per acclamazione della platea. Un atto maestoso di carismatica autocrazia, alla faccia degli oboli ateniesi e degli statuti che si possono sempre cambiare. Eppure, si scorge più autenticità in una ostentazione di “potere” come quella dell’incoronazione, piuttosto che nella messinscena buffonesca ad opera di qualche presunto manipolatore.

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