Se il ministro Galletti cambia idea ogni giorno

Se vi è oscuro il motivo per cui Renzi abbia scelto Gian Luca Galletti nel suo ‘governo del cambiamento’, adesso forse una risposta c’è. Entrambi adorano cambiare idea. Ne offre un ritratto l’Huffington Post Italia: nel corso della sua prima …Leggi tutto

Se vi è oscuro il motivo per cui Renzi abbia scelto Gian Luca Galletti nel suo ‘governo del cambiamento’, adesso forse una risposta c’è. Entrambi adorano cambiare idea. Ne offre un ritratto l’Huffington Post Italia: nel corso della sua prima uscita pubblica il neoministro dell’Ambiente Galletti, in quota Udc, ha opposto un secco no al nucleare, neanche a parlarne. A nulla vale l’esperienza della Germania che da quando ha rinunciato all’atomo si è consegnata anima e corpo al carbone, un metodo non esattamente amico dell’ambiente. Non è un caso che il Giappone abbia riacceso i reattori nucleari. Ma non è su questo che vale la pena soffermarsi. Del resto in Italia il nucleare non è all’ordine del giorno, per cui la tetragona opposizione esibita dal ministro Galletti lascia il tempo che trova. Colpisce piuttosto il changer d’idée, la disinvoltura del repentino cambio d’avviso piuttosto che ‘#cambiaverso’. Era solo l’8 marzo 2010 quando intervistato a Radio Città del Capo Galletti, candidato Udc alla presidenza della Regione Emilia Romagna, si mostrava assai più interlocutorio e ragionevole, persino possibilista sull’atomo. Basta con ‘l’effetto Nimby’, diceva, altrimenti ‘questo Paese è destinato non alla serie B, ma alla serie C’. Galletti invocava persino un piano sul territorio per identificare i siti più convenienti e sicuri, e se il luogo fosse identificato in Emilia Romagna, diceva, ‘io mi assumo la mia responsabilità e dico sì’. Parola di Galletti. Viene da chiedersi però quanto valga questa parola se dura poco più di uno schiocco di dita e meno di un selfie in compagnia. Cheese, e la parola sfuma. Non parliamo del presidente Renzi, lo esoneriamo per amor di governo – che al suo governo vogliamo bene – , però pure lui non voleva andare alle urne ‘attraverso operazioni di Palazzo’ e non voleva aumentare le tasse (il ritocchino sulla Tasi è ‘flessibilità’). Concentriamoci sul Galletti. Come ricorda l’Huffington Post, anche sull’acqua pubblica sì, acqua pubblica no il rappresentante del governo ha cambiato opinione. Adesso dice che ‘nessuna persona intelligente può essere favorevole alla privatizzazione dell’acqua, sia dal punto di vista economico che sociale’. Quando era un esponente Udc e non il ministro dell’ambiente dell’esecutivo renziano, Galletti si esprimeva in ben altri termini: ‘I partiti che hanno sostenuto il referendum sull’acqua e le regioni che hanno proposto ricorso alla Corte costituzionale si devono ora assumere la responsabilità di aver causato un anno enorme al Paese nel suo momento più difficile. L’annullamento della normativa sui servizi pubblici locali provocherà un danno gravissimo in termini di crescita’. Era il 21 luglio 2012, non secoli addietro. Vabbè, c’è da farsene una ragione. In fondo sono soltanto i primi passi di un ministro che osserveremo e valuteremo sul campo. Lui ‘il governo del cambiamento’ l’ha preso alla lettera. Meglio cambiare, così non si sbaglia.

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