Renzi e la riforma elettorale. Blair, non Letta-ter

Da oggi Renzi ha un’arma in meno. Con il si’ di Berlusconi al nuovo accordo che, in modifica del patto del Nazareno, ha limitato la riforma elettorale alla Camera, il neopremier Renzi non ha piu’ l’arma della minaccia di elezioni …Leggi tutto

Da oggi Renzi ha un’arma in meno. Con il si’ di Berlusconi al nuovo accordo che, in modifica del patto del Nazareno, ha limitato la riforma elettorale alla Camera, il neopremier Renzi non ha piu’ l’arma della minaccia di elezioni anticipate. Fino a ieri l’aveva. Verso chi avrebbe potuto adoperarla? Verso gli alleati di governo, a partire da NCD, e verso quanti all’interno del suo stesso partito tentano di ostacolarlo sul cammino impervio delle riforme. Del resto, prima ancora che dal fuoco nemico, Renzi deve guardarsi dal fuoco amico dal momento che le truppe parlamentari risalgono ad epoca prerenziana.

Adesso che l’accordo sull’Italicum e’ circoscritto alla Camera, lo spettro delle elezioni anticipate perde vigore. Certo, in linea ipotetica si potrebbe andare a votare con il maggioritario dell’Italicum per la Camera e il proporzionale puro restituito dalla Consulta per il Senato. Ma la sentenza n.1 del 2014 ha censurato il Porcellum, tra le varie motivazioni, anche per la divaricazione della legge elettorale e il rischio di maggioranze diverse nei due rami del Parlamento. Va bene che ci siano delle differenze, ma non va bene che le differenze siano cosi’ nette e vistose. Che siate d’accordo oppure no, poco importa perche’ la Consulta l’ha messo nero su bianco. A questo punto, se non si vuole di nuovo farsi dettare la legge elettorale dai giudici supremi, e’ il caso di prestare ascolto in via preventiva.

Cosi’, se Berlusconi ha offerto un beau geste di responsabilita’ istituzionale riaprendo una trattativa gia’ chiusa, Renzi ha dovuto cedere alle condizioni poste dai due azionisti di minoranza del governo, alfaniani e bersaniani. Le europee si preannunciano come un tornante importante perche’ li’ potrebbe essere ratificato il divario tra il potere interdittivo di Alfano nei confronti del governo e l’effettivo peso elettorale di NCD. Se lo ‘spread’ fosse alto, Alfano dovrebbe darsi una regolata.

Dal canto suo, Renzi deve ambire a Tony Blair e non al Letta-ter. Per il momento ha la stessa maggioranza del suo predecssore e deve fare i conti con lo stesso potere di veto dei partitini alleati. Come Letta, adesso Renzi non puo’ piu’ minacciare la fine anticipata della legislatura. Se la ragione sociale del governo, come noi crediamo, non sta nel mantenimento delle poltrone ma nella ‘rottamazione’ del Paese, e’ il caso che il Guascone fiorentino acceleri la riforma del bicameralismo perfetto e la soppressione del Senato elettivo. Bisogna imporre ai senatori il suicidio. Se Renzi riuscira’, avra’ incassato la prima importante vittoria. E gliene saremo tutti grati assai.

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