Quello che non ho, più eccitante di una tisana di valeriana

di Annalisa Chirico Roberto Saviano è un caro ragazzo, dico sul serio. D’accordo, sciorina fiumi di parole, parole e parole, tenere alta l’attenzione non è facile. Vi dico la verità: spesso mi annoia, proprio non riesco a seguirlo. Del resto, …Leggi tutto

Roberto Saviano e Fabio Fazio

Roberto Saviano e Fabio Fazio

Annalisa Chirico
di Annalisa Chirico

Roberto Saviano è un caro ragazzo, dico sul serio. D’accordo, sciorina fiumi di parole, parole e parole, tenere alta l’attenzione non è facile. Vi dico la verità: spesso mi annoia, proprio non riesco a seguirlo. Del resto, anche il suo libro, unico libro, “Gomorra”, leggerlo fino alla fine è un esercizio di resistenza sovrumana. Quando arrivi alla fine, capisci che la mafia esiste, e lui, il guru dell’anticamorra, te lo racconta come pochi. Non una prosa che spicchi per fluidità e armonia, ma per dovizia di dettaglio e circostanza. Il programma “Quello che non ho” assomiglia ai suoi conduttori, e non poteva che essere così. La prima puntata l’ho seguita per intero, alla seconda mi sono arresa subito. Il mondo diviso in bianco e nero, buoni e cattivi, dove ovviamente Fazio e Saviano sono l’incarnazione del giusto, del buono e del morale. Chi da loro si discosta è ingiusto, cattivo e immorale. Così, tra una battuta sulla ricrescita dei capelli dell’ex premier Berlusconi e l’aureo auspicio del “Mai più vorremmo sentire la parola burlesque” (?), va in scena il festival bonario dei luoghi comuni e delle banalità. Giuliano Ferrara propone addirittura di costituire “un comitato, qualcosa di sapido e di cattivo, qualcosa di rivoltoso e di ribaldo” per dire basta con Saviano, non ne possiamo più. Una provocazione, un’iperbole. Resta il fatto che accostarlo a Giorgio Bocca è a dir poco sacrilego, c’è poco da fare. Saviano al Palasharp, Saviano a Zuccotti Park (con il discorso ignorato dai media americani e pubblicato per intero dal Corriere della Sera). Saviano che in fondo è meglio quando racconta le storie di Maria Concetta, Tita e Lea piuttosto che quando si cimenta con la giudiziaria, incline com’è a sparare sentenze preventive per poi scusarsi magari con un “Non ho avuto il tempo di verificare”. Parole povere, queste sì. Che poi stai lì ad ascoltarlo mentre racconta la storia di Maria Concetta, Tita e Lea, e in un lampo di lucidità ti chiedi: “Ma perché lo faccio?”, in fondo è più eccitante una tisana di valeriana, tiglio e fiori d’arancio. In un picco di masochismo vai persino a curiosare sul suo twitter, è una malattia. Allora scopri che, poco prima di aver “ritwittato” le parole gonfie di poesia del Presidente della Regione Puglia Nicola Vendola (per i curiosi: “Il successo di #qchenonho dimostra che per fare tv non serve volgarità ed imbecillità. Non é vero che la tv intelligente fa il deserto”), Roberto Saviano ha reso edotti i suoi oltre 2centomila seguaci che la sera prima “negli ultimi dieci minuti della puntata ho un picco d’ascolti di quasi il 20 percento”. Avete capito bene, il nostro eroe ha un picco. “Grazie per aver ascoltato una tv di parole”. E non di banane. “Ieri dietro le quinte Ettore Scola, vedendomi in ansia, mi ha abbracciato forte. Un abbraccio che sembrava per sempre”. Come un diamante. Eccolo che si fotografa dal suo “primo camerino su una roulotte”. Gli hanno assegnato il numero 11, lui avrebbe preferito il 10. Lo scrive in un tweet, e ci ricorda che, per fortuna, anche lui è umano. Che dire? Evviva Saviano.

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