Province: Il Molisannio fu archiviato. Mastella no

di Annalisa Chirico Si chiama Molisannio la regione del Molise estesa al Sannio. O, se volete, la provincia di Benevento annessa al Molise. E’ questa la parola d’ordine scelta da Clemente Mastella, capo della rivolta contro la manovra, che “cancellerebbe”, …Leggi tutto

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di Annalisa Chirico

Si chiama Molisannio la regione del Molise estesa al Sannio. O, se volete, la provincia di Benevento annessa al Molise. E’ questa la parola d’ordine scelta da Clemente Mastella, capo della rivolta contro la manovra, che “cancellerebbe”, nelle sue pur miti intenzioni, le province al di sotto dei 300mila abitanti. In realtà dalla prima lista ufficiosa delle 37 Province da tagliare 8 sono sparite in ragione della loro estensione territoriale. Una “e” diventò “o”. Così, se l’asticella delle 300mila teste non la raggiungi, puoi cavartela se il tuo territorio supera i 3mila chilometri quadrati. Altrimenti c’è la strada del ricorso. O, ancora, del voto a qualche santo.Prendiamo il feudo di Mastella, Benevento. A sentire le dichiarazioni di diversi rappresentanti locali parrebbe che, da un giorno all’altro, la città e il suo circondario verranno cancellati dalla faccia della Terra. Scompariranno per decreto la chiesa di Santa Sofia, la Rocca dei Rettori, il ponte Vanvitelli e lo stadio comunale. Puff, svaniti.

Aniello Cimitile, presidente della Provincia, si rivolge nientemeno che al Capo dello Stato, ricordando come crudele sarebbe la “cancellazione” di Benevento in occasione del centocinquantenario dell’unità d’Italia. Un atto di ingratitudine in virtù dell’enorme contributo che il Sannio diede all’unificazione nazionale. Quindi quest’anno no, magari il prossimo.

A rincarare la dose, in stile esemplarmente italiota, arriva Luigi Boccalone. Lui è dell’API, il partito di Rutelli. Messa da parte la difesa dei più deboli, Boccalone si mobilita contro “la scelta di eliminare con un colpo di spugna la provincia di Benevento e i suoi 150 anni di storia unitaria. Rifulge una volta di più l’orgoglio identitario: “Non si tiene conto della storia del popolo sannita che ha la sua nascita ancor prima del popolo romano”. E se lo dice lui, c’è da fidarsi.

Suscita quasi compassione invece la proposta disperata del già Presidente della Provincia Carmine Nardone, il quale richiama a casa gli emigranti. Tornate, sennò ci tolgono le poltrone. Tornate a casa, giusto il tempo di sbrigare la pratica per la doppia residenza. Che poi – vi chiederete – chissà com’è che uno sceglie di emigrare da Benevento. Sono pure tanti i fuoriusciti. Chissà.

Per fortuna Ceppaloni diede i natali a Clemente Mastella. Il quale col suo proverbiale pragmatismo una soluzione ce l’ha. Sia chiaro: se in Parlamento ci fosse stato ancora lui, nessuno avrebbe osato neppure accennare alla possibile “cancellazione” di Benevento. Fatto sta che la soluzione si chiama Molisannio. Un melange interregionale: un po’ di qua e un po’ di là. L’idea fu lanciata ufficialmente nel lontano 1945. Mastella verrà alla luce un paio d’anni dopo. L’idea fu presto archiviata. Mastella no.

Ora, al di là del folclore locale, se le province sono enti inutili, non si capisce perché alcune debbano essere eliminate e altre no. I buoni motivi per abolirle tutte ci sono.

I cittadini beneventani non perderanno né le strade né le scuole. La loro vita cambierà ben poco. Molto cambierà invece per la schiera di burocrati e amministratori, che campano di Stato. Poi, che nelle vicinanze ci sia pure la Costiera Amalfitana, che è Comunità Montana col beneplacito di tutti, beh un po’ fa ridere. Ma in questa storia, come s’è capito, c’è molto da ridere. E ridere poi non costa, neanche in tempi di austerity.

Annalisa Chirico

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