Processo Ruby, la Conceicao ha visto anche se non c’era

Le bugie hanno le gambe corte, non c’è che dire. La testimone chiave del processo in cui l’ex premier Silvio Berlusconi è imputato di concussione e prostituzione minorile si chiama Michelle Conceicao, procace donna brasiliana che con un’intervista in …Leggi tutto

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Le bugie hanno le gambe corte, non c’è che dire. La testimone chiave del processo in cui l’ex premier Silvio Berlusconi è imputato di concussione e prostituzione minorile si chiama Michelle Conceicao, procace donna brasiliana che con un’intervista in esclusiva a L’Espresso la scorsa settimana rivela di aver assistito al rapporto sessuale tra Berlusconi e l’allora diciassettenne (badate bene, 18 non compiuti) Ruby Karima. Come? Spiando dalla porta semiaperta perché l’ex premier è solito scopicchiare giovani donzelle con le porte aperte, che imprudente.

La Conceicao ha condito il suo racconto di dettagli piccanti, quelli attorno ai quali ruota tutta l’inchiesta sulle cene di Arcore, un’inchiesta eterea, certo non vergine, dove il grande interrogativo è: lei l’ha data o non l’ha data al Cavaliere? E se non l’ha data, ha visto qualcuno che la dava? Alle testi che fanno sfoggio di occhialoni e borse griffate le domande rivolte dai magistrati sono più o meno sempre le stesse: le mutandine erano ricamate oppure no? C’erano “interazioni corporali” tra le ragazze? Mentre danzava lei teneva la magliettina o la toglieva? Tutto ruota attorno al palo piazzato nel centro della “sala della musica”. E’ un’inchiesta palocentrica, concedetemi il neologismo.

Poi arriva la Conceicao che spariglia le carte, si desta dal sonno brasiliano (era in Brasile per davvero) e dice: torno in Italia per dire tutta la verità, nient’altro che la verità. “Lo devo a mio figlio: voglio che cresca in un mondo più giusto”. Che donna. Poi aggiunge: “in Italia solo chi dice le bugie diventa ricco”. Forse già qui c’era da insospettirsi. Ad ogni modo intervistata dal settimanale la Conceicao ricostruisce quella notte liberatoria (senza sorrisini, eh) del 25 aprile 2010. Lei sa perchè lei ha visto. A smantellare le sue dichiarazioni però non sono i legali di Berlusconi, ma, sentite bene, la pubblica accusa. I pm milanesi, che in questo processo più che in altri appaiono strabiliantemente eccitati dall’orgia dei racconti d’aula, smontano la superteste con una scoperta semplice semplice: la Conceicao quella notte non si trovava ad Arcore, lo rivelano i suoi tabulati telefonici. Nella “cella” di Arcore la Conceicao non viene rintracciata né il 25 aprile né nei giorni seguenti (gli accertamenti della polizia postale hanno coperto il periodo fino agli inizi di maggio). Sono dati inequivocabili, la Conceicao sa perché ha visto anche se non c’era. Anch’io so perché ho visto anche se non c’ero. Le mutandine erano rosa, a pois.

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