Partito Democratichino: Oltre i froci c’è di più

Oltre i froci c’è di più. Lo dico col massimo rispetto per gli omosessuali di tutto il mondo. Io, del resto, sono a favore del matrimonio civile tra persone dello stesso sesso. Non vi è ragione per cui uno …Leggi tutto

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Oltre i froci c’è di più. Lo dico col massimo rispetto per gli omosessuali di tutto il mondo. Io, del resto, sono a favore del matrimonio civile tra persone dello stesso sesso. Non vi è ragione per cui uno Stato laico debba impedire a due persone che lo desiderano di assumere reciproci diritti e doveri. La Chiesa è libera di atteggiarsi come vuole, secondo i crismi e i dogmi della religione. Lo Stato non può discriminare.

Come dicevo, oltre i froci c’è di più. La bagarre scoppiata nel corso dell’Assemblea nazionale del PD racconta del Partito guidato da Pierluigi Bersani molto di più della sua atavica indifferenza sui diritti civili. Sulla stampa è emersa la protesta delle “minoranze”, come le ha definite con spirito cristiano Rosy Bindi. I froci sono rimasti scontenti perché il documento più coraggioso presentato da Anna Paola Concia non è stato messo ai voti, mentre è stata sottoposta al voto assembleare una versione light partorita dal Comitato presieduto appunto dalla Bindi.

Analogo trattamento è stato riservato ai tre ordini del giorno promossi da Filippo Civati, consigliere regionale lombardo ed ex rottamatore. Civati si concentra sulle regole per le primarie, primarie per i parlamentari e limite ai tre mandati. Anche in questo caso la presidenza – leggete Rosy Bindi – nega all’assemblea il diritto sacrosanto di esprimersi su quei documenti.

Ora, io vi chiedo a che cosa serva mai un’Assemblea, sia pur di delegati e non di iscritti, se i documenti che promanano dall’assise non sono sottoposti al voto. Se la riunione si riduce alla passerella dei parlamentari, cui certo non mancano le occasioni per esprimersi, e nella manipolazione scientifica del gioco assembleare ad opera dei cattofascisti à la Bindi, allora a che cosa servono queste mega riunioni?

Il Partito, fino a prova contraria, si chiamerebbe “democratico”. Forse sarebbe meglio definirlo “democratichino“, come ebbe a dire in una puntata di Ballarò all’incirca un anno fa Marco Pannella ad un disorientato Dario Franceschini. Il leader radicale aggiunse pure: “hai la faccia come il c…”, Franceschini aveva osato dirgli che lui compariva ogni giorno in televisione, un bell’ardire. Noi non osiamo tanto. Democratichini però sì, ci sta tutto.

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