Pannella va con Storace. Scandalo? Per i tifosi

Marco Pannella desta scandalo. Questa volta di mezzo non ci sono i corpi nudi al Teatro Flaiano, né la marijuana generosamente distribuita ai passanti in una piazza stracolma. Di mezzo c’è l’accordo che il leader radicale è determinato a concludere …Leggi tutto

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Marco Pannella desta scandalo. Questa volta di mezzo non ci sono i corpi nudi al Teatro Flaiano, né la marijuana generosamente distribuita ai passanti in una piazza stracolma. Di mezzo c’è l’accordo che il leader radicale è determinato a concludere insieme a Francesco Storace, candidato de La Destra alla Presidenza della Regione Lazio. Ma com’è possibile, il paladino delle libertà civili insieme al giornalista di Cassino antiabortista e “de destra”?

Con Nicola Zingaretti l’accordo sembrava quasi fatto sennonché “al 90′ – come spiega il consigliere radicale uscente Giuseppe Rossodivita – il PD ci ha posto una condizione inaccettabile, ovvero l’esclusione dalle nostre liste mia e del collega Rocco Berardo“. I due radicali, per intenderci, “rei” di aver denunciato il latrocinio legalizzato che si consumava nelle segrete stanze della Pisana. Il Laziogate delle ruberie e dei rimborsi gonfiati è partito proprio dai due consiglieri radicali uscenti, che, a detta di Zingaretti, non si sarebbero dovuti ricandidare per superiori ed imperscrutabili esigenze di cosiddetto “rinnovamento”.

Sfumata l’ipotesi Zingaretti va detto che contestualmente è evaporata la possibile alleanza con il candidato PD Umberto Ambrosoli in Lombardia perché il pio avvocato non digeriva la parola “amnistia” nel simbolo della lista (intitolata per l’appunto Amnistia, Giustizia e Libertà). Anche lui se n’è accordo un po’ tardi. Sarà mera coincidenza? Con un pizzico di malizia si potrebbe ipotizzare che dietro ci sia invece un piano ben ragionato per eliminare la pattuglia radicale impedendo concretamente la raccolta firme nei tempi previsti dalla legge.

Fatto sta che, dopo le porte chiuse di Bersani, il niet di Zingaretti e di Ambrosoli, è arrivata l’apertura del “fascista”, uno che come i Radicali sa bene che cosa significa emarginazione mediatica (il suo movimento è stato pressoché cancellato dai media), e che si è ritrovato negli ultimi anni al centro di un cortocircuito mediatico-giudiziario. Già presidente della Regione, nel 2005 Storace perse le elezioni per la riconferma contro il candidato Piero Marrazzo dopo una violenta campagna di stampa fondata su accuse poi smentite per via giudiziaria. Nel 2006 è accusato di attività di spionaggio informatico nei confronti della rivale Alessandra Mussolini, decide di dimettersi da Ministro della Salute. Dopo sette anni di processi viene assolto perché il fatto non sussiste. “Mi hanno tolto tutto, ma non la dignità”, è il commento a caldo dopo la sentenza.

“Storace ci ha offerto un apparentamento tecnico per avere una soglia di sbarramento più bassa (1,7%, ndr), non capisco lo scandalo suscitato persino all’interno del partito”, dichiara Rossodivita, che nell’ipotesi di una corsa solitaria della lista Amnistia Giustizia e Libertà sarebbe stato il candidato alla Presidenza della Regione. “Per i cinque milioni di elettori laziali io sono uno sconosciuto. Ci è stata offerta la possibilità di evitare un’operazione votata probabilmente al fallimento. Perché avremmo dovuto rifiutarla?”.

Qualcuno risponderebbe: perché Storace è “de destra”. Ma la destra italiana è solo la gamba destra di un Regime che include i partiti di ogni schieramento, o forse le clientele del PD laziale hanno un odore più gradevole di quelle targate PDL? Proprio il caso del Lazio ha dimostrato la scientifica collusione tra destra e sinistra, con la sola eccezione dei Radicali. Questo è un fatto. Non si capisce allora perché Storace non andrebbe bene mentre Zingaretti sì. Se il secondo non destava opposizioni, allora neanche il primo dovrebbe indurre mal di pancia.

“Io vorrei governare la Regione con i Radicali che mi controllano come opposizione”, ha detto Storace. “Non diventeremo antiabortisti o proibizionisti perché apparentati con Storace. Solo in quel caso commetteremmo un atto di incoerenza. Invece ad accusarci sono le tifoserie di sinistra contro la destra, e che dire? Persi quei tifosi troveremo altre sponde”, conclude Rossodivita.

Del resto, si sa, sugli spalti dei tifosi non c’è mai posto. Tra i corridoi di Torre Argentina invece si trova sempre una sedia libera.

 

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