Ora sarà il Martire. E voi, servi delle toghe, ve lo meritate

Berlusconi un corno! Lui, i suoi processi, Mediaset Ruby e dintorni, non c’entrano. Mentre scrivo, lui ha cominciato il tour del Martire, quello che questi partiti schiavi delle toghe si meritano. Berlusconiani o meno, non conta. Se un eletto …Leggi tutto

Berlusconi un corno! Lui, i suoi processi, Mediaset Ruby e dintorni, non c’entrano. Mentre scrivo, lui ha cominciato il tour del Martire, quello che questi partiti schiavi delle toghe si meritano.

Berlusconiani o meno, non conta. Se un eletto dal popolo viene estromesso dal Parlamento in forza di una legge controversa, che ha visto giuristi di destra e di sinistra esprimere dubbi e critiche sulla sua interpretazione, e il tutto avviene all’insegna del forcaiolismo esemplare, a colpi di voto palese grazie alla modifica delle regole a partita iniziata, se tutto questo avviene, com’e’ avvenuto per Berlusconi, non e’ l’eletto che piange, ma la democrazia italiana che sanguina.

Non contano i ’57 processi’ (io non li ho mai contati), che lo hanno investito dal giorno dopo la sua discesa in campo. Non conta neanche il giro dei diritti tv, quello che gli e’ costato una condanna definitiva a quattro anni di carcere. Va bene, per gli stessi fatti in anni diversi e’ stato prosciolto a Roma e a Milano, ma non e’ questo il punto.

La legge Severino, che per la prima volta si applica ad un parlamentare, doveva essere portata davanti alla Corte costituzionale, che e’ esattamente preordinata a vagliare la costituzionalita’ delle norme. Lo aveva chiesto anche Luciano Violante, che non risponde segnatamente al profilo del pasdaran berlusconiano. Recentemente lo ha detto a chiare lettere anche Francesco Boccia, esponente Pd.

Dal dibattito in aula emerge netto il dramma di una classe politica debole e imbelle, che per l’ennesima volta rinuncia alle proprie prerogative per consegnarsi mani e piedi alla magistratura. Che da ordine dello stato, formato da impiegati pubblici che vincono un concorso, si e’ trasformata di fatto in un potere, anzi in un contropotere, che mira a selezionare la classe dirigente a colpi di fascicoli aperti appositamente a tale scopo (e magari poi evaporati in una bolla di sapone).

Adesso lui, l’arcinemico, vestirà a pennello, e a ragione, i panni del Martire, vittima della furia giudiziaria e dell’agguato politico. E tutto questo accade per farlo “decadere” il 27 novembre, ovvero due mesi prima di quello che sarebbe comunque accaduto in forza della sentenza esecutiva.

Siete dei pagliacci. Con la differenza che non fate neanche ridere. Ammanettatevi da soli.

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