Onore a Becchi. Ci salverà la prorogatio

E noi che pensavamo di esserci lasciati alle spalle le convergenze parallele. Poi è arrivato Pierluigi Bersani a proporre il “doppio binario” per il “governo del cambiamento”. E tutti ci siamo sentiti solidali con lui che in diretta streaming …Leggi tutto

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E noi che pensavamo di esserci lasciati alle spalle le convergenze parallele. Poi è arrivato Pierluigi Bersani a proporre il “doppio binario” per il “governo del cambiamento”. E tutti ci siamo sentiti solidali con lui che in diretta streaming si è dovuto prestare alla telenovela inscenata dai 5Stelle per sfamare la sete di trasparenza all’insegna dell’inganno. Ci siamo sentiti solidali con Bersani che approntava un ragionamento politico davanti ai volti perplessi dei due esponenti grillini, Crimi e Lombardi, che più rivendicano il proprio ruolo di portavoce dei cittadini, più si appalesano come portatori di una voce sola, quella di Grillo&Casaleggio.

Ma Bersani il governo del cambiamento è disposto a farlo soltanto coi CinqueStelle. Si è incaponito e non cambia idea. Non sia mai con Silvio Berlusconi, che ha portato il Paese sull’orlo del baratro prima che arrivasse Mario Monti, il Salvatore della patria. E se Berlusconi propone le “larghe intese”, o le grandi coalizioni basate sul compromesso che è il sale della democrazia, il Pd fa muro: con Berlusconi mai. E allora i giorni passano. Bersani insegue Grillo, Grillo insegue se stesso. “Date a noi l’incarico, abbiamo un progetto a trent’anni per il Paese”, tuona il leader 5Stelle  col borsone della palestra in mano. E noi, che i 5Stelle vanno pure bene per creare confusione ma poi suvvia non scherziamo, rabbrividiamo all’idea di doverci sorbire ancora per altri trent’anni il dilettantismo cieco della Lombardi e degli altri “portavoce” che schivano i giornalisti e hanno paura di pranzare alla mensa della Camera.

Per fortuna a smorzare il clima teso c’è Monti. il quale avendo perduto l’occasione del Quirinale non ha ancora compreso se gli convenga o meno restare in pista. Lo accarezza l’idea di “scendere” dalla politica. E mentre i montiani tribolano perché non hanno ben chiaro se e fino a quando avranno un leader, né hanno compreso a fondo che ci stanno a fare in Parlamento, Bersani premier preincaricato ha dovuto ammettere il semi-fallimento, pur non rinunciando del tutto al preincarico.

Allora, dopo il semiabbandono del doppio binario e del preincarico, re Giorgio ha chiarito che resterà in carica fino alla fine del mandato, e noi gliene siamo grati. Niente dimissioni, un sospiro di sollievo. Il Presidente della Repubblica si confronterà con due gruppi ristretti di personalità. Che detto così vuol dire tutto e niente.
Eppure il governo del Presidente, a composizione politica e non tecnica, troverebbe il sostegno del Pdl, della Lega e di Scelta Civica. Ci riusciranno? I giorni passano, Bersani forse si è arreso o forse è ancora a Largo del Nazareno ad assegnare dicasteri, assecondato dagli Orfini e dai Fassina.  Come fosse un gioco mentre il Paese rischia il tracollo. Alla fine un “elemento di certezza” c’è,  lo ha chiarito Napolitano. E’ il governo dimissionario. Come a dire che quando l’ideologo grillino Paolo Becchi accennò per primo all’ipotesi di prorogatio dell’esecutivo dimissionario nonostante l’elezione di un Parlamento rinnovato, c’era ben poco da ridere.

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