Ogm: la politica agraria? In mano a Coldiretti, Carlo Petrini e Lega Nord

Annalisa Chirico Il pomodoro racchiude un feto: questa è una delle immagini choc, con cui il fronte anti OGM semina paura e alimenta una “forma di superstizione”, parole di Rita Levi Montalcini. Ieri la Corte di Giustizia europea ha bacchettato …Leggi tutto

Annalisa Chirico

Il pomodoro racchiude un feto: questa è una delle immagini choc, con cui il fronte anti OGM semina paura e alimenta una “forma di superstizione”, parole di Rita Levi Montalcini.
pomodoro_ogm Ieri la Corte di Giustizia europea ha bacchettato la Francia responsabile di aver fatto ricorso illegittimamente alla clausola di salvaguardia per vietare la coltivazione domestica di mais transgenico. Se non ci sono prove scientifiche, che ne attestino la dannosità per la salute e l’ambiente, la decisione politica è arbitraria.

Va detto che l’approccio dell’UE in materia è, a dir poco, soft. In Italia il dossier OGM è riposto in un cassetto, e non appena qualcuno tenta di aprirlo ecco che arriva il burocrate di turno ad azzopparlo. Sostanzialmente una strategia dell’affossamento, la cui grande vittima è l’agricoltura nazionale.

Ogni anno chiudono i battenti 40mila aziende del settore e il deficit annuale della bilancia commerciale si aggira attorno ai 10 miliardi di euro. Una serie di (non) scelte, che da Pecoraro Scanio in poi hanno tagliato l’Italia fuori dal settore delle biotecnologie verdi, condannando il Paese a produzioni di nicchia senza alcun respiro sui mercati internazionali. Un paradosso intriso di ipocrisia italiota, dove quel che conta è la verginità del suolo patrio: non puoi coltivare mais OGM, ma in compenso puoi importarlo dall’estero.

Stando ai dati Eurostat, nel 2010 i redditi agricoli italiani sono calati di quasi il 3 percento in controtendenza rispetto al resto dell’UE, dove si è registrato un aumento medio intorno al 12,6 percento. Il 90 percento della soia utilizzata nella filiera mangimistica italiana è geneticamente modificata, e non fanno eccezioni le produzioni dop (inclusi Grana Padano e Prosciutto San Daniele). La Coldiretti, dal canto suo, vieta ai propri coltivatori di produrre quella soia OGM che poi vende nei propri consorzi agrari. In altre parole, l’agricoltura italiana è ormai in mano al sindacalismo ottuso, all’ambientalismo ideologico e al tribalismo leghista (che con le quote latte è già costato ai contribuenti 4 miliardi e mezzo di euro). Capitolo nero anche per la ricerca, dato che la mannaia proibizionista si abbatte persino sulla coltivazione sperimentale in campo aperto. Caso unico in Europa.

Ad oggi il Ministro Romano (il terzo in ordine di tempo) si è limitato a dire che il biologico è la sua missione. Ognuno si vota alla missione che vuole, ci mancherebbe altro. In ballo c’è proprio il diritto a una piena libertà di scelta tra convenzionale, transgenico e biologico. Ognuno secondo le sue preferenze. Il Ministro però non pare dello stesso avviso. Ministro, ci dica almeno qual è la sua strategia, se esiste, per ridare fiato all’agricoltura nazionale. E’ forse il biologico? Ecco, ce lo dica e si confronti nel merito con quanti, tra imprenditori e scienziati, non sanno più a che missione votarsi né con chi parlare. Se attendere un cambio di passo o piuttosto un cambio di Ministro.

© Riproduzione Riservata

Commenti