Morire per scelta. La storia di Piera #EutanasiaLegale

“Io sono morta il 13 aprile”, sono le parole di Piera che non c’è più. “Signora, l’abbiamo aperta  e chiusa. E’ talmente devastante che non c’è niente da fare”. Quando ti dicono che non c’è più niente da fare, …Leggi tutto

“Io sono morta il 13 aprile”, sono le parole di Piera che non c’è più. “Signora, l’abbiamo aperta  e chiusa. E’ talmente devastante che non c’è niente da fare”. Quando ti dicono che non c’è più niente da fare, cominci ad arrovellarti su quello che ti resta da fare.
Il medico consegna a Piera, malata terminale di cancro, parole ultimative. Per la donna comincia il conto alla rovescia dei giorni che si succedono tutti uguali, inanellando i ricordi del tempo che è stato per prepararsi al tempo che non arriva mai. Il futuro non ha colore, non ha forma, non esiste. Ogni attimo è un calvario nell’attesa della morte che arriverà senza chiedere il permesso. Piera, nata a Mestre nel 1937, una vita a Chirignano, sceglie la via della Svizzera. Lo scorso 29 novembre muore a Forch in un centro dell’associazione Dignitas specializzata in suicidi assistiti. Tre giorni spesi tra colloqui con gli psicologi tesi ad accertare che si tratti di una scelta libera e consapevole; esami medici e poi il sonno eterno.

“Il mio fegato è impazzito, produce troppo ferro finché diventerò nera color acciaio, dopo mi si romperebbe la pancia e dai dolori morirei”, è la paura delle sofferenze inutili, pleonastiche, quando già c’è la sofferenza di una morte certa, inevitabile. A raccontare le ultime ore di Piera è la stessa donna in un video dalle tinte forti (puoi guardarlo qui), che Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, ha realizzato accompagnando questa donna fino alla meta estrema.

Per non attendere la morte c’è chi decide di sceglierla. : “Sono pronto a rifarlo, ad assumermi la stessa responsabilità, anche per il futuro, aiutando chi ce lo chiederà”. La campagna “Eutanasia legale” (www.eutanasialegale.it) mira a raccogliere 50mila firme per una legge di iniziativa popolare volta a riconoscere il diritto di rifiutare trattamenti sanitari e a legalizzare l’eutanasia (qui puoi leggere il testo). Tra le firme già apposte compaiono quelle di Umberto Veronesi, Marco Bellocchio, Alessio Boni, Ricky Tognazzi, Michele Riondino.

“Vogliamo denunciare lo scandalo di una legislazione che produce eutanasia clandestina o esilio della morte, per chi riesce ad ottenerli”, dichiara Marco Cappato riferendosi al vero e proprio turismo della morte, che ha visto negli anni centinaia di italiani varcare il confine per ottenere in Svizzera ciò che in Italia è vietato. Di recente avevo raccontato la storia del magistrato calabrese Pietro D’Amico; nel 2011 sceglie la Svizzera anche il fondatore storico del Manifesto Lucio Magri. Solo pochi giorni fa, il 25 aprile, Daniela Cesarini, la pasionaria rossa di Jesi, ha coronato la propria “liberazione” in Svizzera. Prima di morire, la donna ha inviato un sms agli amici più stretti con questi versi di Francesco Guccini: “Ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare, ma non raccontare a me che cos’è la libertà!”.

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