Malangone, Maroni e Madame Paturzo

Le motivazioni della condanna del direttore generale di Expo2015 spa per pressioni sull'assunzione della collaboratrice del Governatore

Maroni Panorama d'italia015

Roberto Maroni – Credits: Silvia Morara

Una prima condanna c’è, quattro mesi per Christian Malangone. Una seconda potrebbe far saltare la poltrona di Roberto Maroni, il presidente democraticamente scelto dai cittadini lombardi.  Per chi ancora non lo sapesse, Malangone è il braccio destro di Giuseppe Sala e direttore generale di Expo 2015 spa. Il 20 novembre il gup di Milano lo condanna per induzione indebita a promettere utilità. Nei giorni scorsi sono rese note le motivazioni della sentenza.

Al centro della vicenda ci sarebbero le presunte pressioni esercitate da Maroni per ottenere la compagnia di una collaboratrice in un viaggio di promozione Expo a Tokyo. La donna si chiama Maria Grazia Paturzo, laurea cum laude in lingue e dottorato alla Sorbona, dal 2008 al ministero degli Interni con Maroni. Il quale, non potendo assumerla in Regione per un’esigenza di contenimento dei costi, la segnala alla società Expo di cui la Regione Lombardia è socio azionista.

Ordinaria amministrazione, storie di raccomandazioni per uffici appannaggio della politica, tanto più che Paturzo ottiene un incarico squisitamente fiduciario: il contratto di "temporary manager", della durata di un anno e terminato nel 2014, le assegna espressamente la funzione di raccordo tra la Regione ed Expo. La donna opera negli uffici romani della Regione, rendiconta a Expo le mansioni svolte, organizza diversi eventi, sempre in simbiosi con la Regione, e, come prevedibile, partecipa ad alcune trasferte all’estero.

Nelle motivazioni della condanna emessa nei confronti di Malangone si legge che Maroni avrebbe "strumentalizzato" la qualità di presidente della Regione per ottenere una "partecipazione legata esclusivamente al suo piacere personale". Piacere personale, avete letto bene. Da che cosa il giudice deduca l’elemento "edonistico", attinente più al gossip che al diritto, non è dato sapere. Nelle carte dell’inchiesta la procura ipotizza una "relazione affettiva" tra Maroni e Paturzo, e a sostegno di questa tesi produce sms a luci rosse con tanto di invito a colazione e stringata risposta: "Con grande piacere, mil besos".

In altre parole, il tenore delle conversazioni non consente di usare aggettivazioni più forti ("relazione amorosa" o, che so io, "sessuale"). Ma, ancor prima, viene da domandarsi a che serva indugiare su tali aspetti nell’accertamento di un ipotetico reato. Invece la "relazione affettiva", preludio al "piacere personale" del capo, diventa il pretesto per scomposte illazioni sulla vita intima delle persone coinvolte, bignè scandalistici che fanno rumore nel deserto dei reati.

Il contratto Expo è regolarmente sottoscritto da Sala (che ai pm dichiara: "Mi trovo a mediare tra richieste accettabili e quelle da rispedire al mittente", la richiesta Paturzo è accolta). La missione nipponica, del tutto in linea con le funzioni assegnate a Paturzo, comporterebbe spese di circa 6mila euro (viaggio e albergo) ma alla fine salta (sarà Mario Mantovani, con la propria delegazione, a sostituire Maroni). Così le spese effettivamente sostenute da Expo per Paturzo sono pari a zero. Eppure il processo a Maroni arriverà a sentenza. E la condanna nei confronti di Malangone lascia presagire un terremoto politico all’orizzonte.

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