Legge Severino e il dubbio vietato

Il voto di fiducia di ieri apre una miriade di riflessioni. Ha fatto bene o ha fatto male Berlusconi a sostenere, con un colpo di teatro, il governo delle larghe intese a guida Dc? Gli alfaniani e l’ala dura della …Leggi tutto

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Il voto di fiducia di ieri apre una miriade di riflessioni. Ha fatto bene o ha fatto male Berlusconi a sostenere, con un colpo di teatro, il governo delle larghe intese a guida Dc? Gli alfaniani e l’ala dura della nuova Forza Italia troveranno un modus vivendi, o la scissione e’ solo rinviata?
Azzardare risposte significa cimentarsi con l’arte divinatoria, luogo dove spesso i retroscenisti indulgono. Io provo ad attenermi ai fatti. Quello che rimarco, con sgomento sincero, e’ che ieri abbiamo assistito non alla resa di Berlusconi, ma all‘ennesima resa della politica. Sapete perche’? Il leader del centrodestra ha deciso di appoggiare il ‘governo dei piccoli’ nonostante il Pd si sia opposto e si ostini a opporsi ad una richiesta semplice semplice. Vi domandate quale?
La Giunta per le elezioni, che gia’ domani si esprimera’ sulla decadenza di Berlusconi in tempi record (vi ricordate i 14 mesi per il caso Previti?), ha la possibilita’ di sottoporre al vaglio costituzionale la cosiddetta ‘Legge Severino’ sulla incandidabilita’ per i condannati definitivi a pene superiori ai due anni. Numerosi giuristi con storie ed orientamenti diversi hanno sollevato dubbi circa la costituzionalita’ della norma in questione. Per esempio, siamo sicuri che, come prevede la Severino,la decadenza di un eletto dal popolo possa qualificarsi come sanzione amministrativa? E se invece ha natura penale, ci rendiamo conto che applicare tale norma in modo retroattivo non sta ne’ in cielo ne’ in terra perche’ contrasta con il principio inossidabile del nulla poena sine lege? Persino Luciano Violante ha evidenziato una serie di dubbi e la necessita’ di un vaglio costituzionale dinanzi alla Consulta. Ma niente, il Pd non ci sente. Scelta civica (se ancora esiste), che ve lo dico a fare. A loro non gliene frega niente che la chiarezza di una norma capace di incidere in maniera cosi’ invasiva sulla sovranita’ popolare non e’ un orpello formalistico, ma serve a garantire la certezza del diritto nel rapporto delicato tra condanne giudiziarie e voto popolare. Al caso Berlusconi altri potrebbero seguire. Che cosa costa chiarire una volta per tutte come stanno le cose presso l’organo costituzionalmente deputato a questo? Niente, non ci sentono, la foga del patibolo vince su tutto. Bisogna fare in fretta. E la cosa peggiore e’ che a perdere non e’ il cittadino Silvio Berlusconi, ma la politica tutta sempre piu’ in mutande.

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