Legge 40, La diagnosi preimpianto non è eugenetica. Lo capirà la Roccella?

“Il ricorso non è stato accolto, ma solo dichiarato ammissibile, poi verrà valutato. E secondo me non potrà essere approvato”, era questa la previsione dell’ex sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella a giugno dello scorso anno. La pasdaran antiabortista e antieutanasia, …Leggi tutto

“Il ricorso non è stato accolto, ma solo dichiarato ammissibile, poi verrà valutato. E secondo me non potrà essere approvato”, era questa la previsione dell’ex sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella a giugno dello scorso anno. La pasdaran antiabortista e antieutanasia, la stessa che accostò il caso di Eluana Englaro a quello di Stefano Cucchi perché entrambi “morti di sete”, non deve averla presa bene.

La Corte europea dei diritti umani ha accolto il ricorso di una coppia italiana portatrice sana di fibrosi cistica smantellando un altro pezzo di quel che è rimasto della legge 40, che regola in Italia a suon di divieti la procreazione medicalmente assistita.  In particolare, la Corte di Strasburgo ha bocciato il divieto italiano di diagnosi preimpianto degli embrioni. Secondo i giudici, la cui decisione diventerà definitiva entro tre mesi se nessuna delle parti farà ricorso, la normativa italiana in materia di diagnosi preimpianto è “incoerente” con la legge 194 che invece consente l’aborto terapeutico se il feto è malato di fibrosi cistica.

La diagnosi genetica preimpianto combina le tecniche di fertilizzazione in vitro con le più avanzate ricerche in campo genetico. Una volta che si è ottenuta la fertilizzazione, dagli embrioni ai primi stadi di sviluppo vengono prelevate una o due cellule il cui dna viene analizzato in modo mirato a seconda del tipo di malattia da diagnosticare. La diagnosi preimpianto è vietata soltanto in Italia, Austria e Svizzera. Ugualmente “limitato” è il diritto delle coppie italiane di ricorrere alla fertilizzazione in vitro, cosa che è possibile soltanto per le coppie sterili o per quelle in cui l’uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili (come l’hiv o l’epatite B e C).

Ora, i fautori del no alla diagnosi preimpianto temono che essa apra la strada alla “selezione eugenetica“: costoro immaginano cioè orde di coppie che intaseranno gli ospedali per scegliere selettivamente il colore degli occhi e la forma del nasino della futura progenie. Che poi esista una legge, la 194, che già oggi consente l’aborto terapeutico sul feto, non importa. Fosse per loro pure la 194 andrebbe abolita, l’aborto ormai è cosa superata. La donna, in fondo, che cos’è se non un’incubatrice umana naturalmente predestinata ad accogliere gli ovuli del mondo, sani o malati che siano? Se qualcuno fa loro notare sommessamente che forse  risparmiare una malattia inevitabile a chi verrà grazie alla libera scelta di chi già c’è non è poi un atto del tutto folle, loro rispondono che siamo soltanto eugenisti alla ricerca dell’esemplare ariano. Fate un po’ voi.

 

 

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