Le carceri italiane nella stampa estera? L’inferno dei vivi

Qual è l’immagine delle carceri italiane nella stampa estera? Se lo sono chiesti il deputato del Pdl Alfonso Papa e Klaus Davi. Il primo ha commissionato al “massmediologo”, come Davi si definisce, la preparazione di un rapporto sulla percezione …Leggi tutto

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Qual è l’immagine delle carceri italiane nella stampa estera? Se lo sono chiesti il deputato del Pdl Alfonso Papa e Klaus Davi. Il primo ha commissionato al “massmediologo”, come Davi si definisce, la preparazione di un rapporto sulla percezione del sistema penitenziario italiano all’estero. Ne sono venuti fuori dati interessanti presentati nel corso di una conferenza stampa presso la Camera dei deputati lo scorso 19 luglio (qui trovi la registrazione completa curata da Radio Radicale, presenti tra gli altri il direttore di Tempi Luigi Amicone e de Gli Altri Piero Sansonetti).

La ricerca ha monitorato oltre cento prestigiose testate straniere, dal Guardian a Le Monde a Der Spiegel. Tra il 2010 e il 2012 si contano 591 citazioni sul sistema penitenziario italiano, il 75% delle quali hanno carattere negativo. I principali problemi denunciati sono il sovraffollamento, le carenze strutturali e le condizioni di vita disumane. Il Comitato europeo contro la tortura stabilisce uno spazio vitale minimo di 7 metri quadri per detenuto. In Italia siamo sotto i due metri quadri effettivi, ovvero al di sotto della soglia minima fissata dalla normativa comunitaria per i maiali affinché non si configuri il reato di maltrattamento di animali.

Ci sono le testate francesi e tedesche che parlano di carceri invivibili e da terzo mondo. “In carcere non si può resistere”, si legge su The Wall Street Journal. ”Fanalino di coda in Europa”, è il giudizio su Le Figaro.
Prendiamo il caso dei detenuti spagnoli. Da El Pais si apprende che circa 150 spagnoli vivono il dramma della galera italiana per “inconsapevole traffico di droga” (ovvero la legge Fini Giovanardi che di fatto equipara spacciatori e consumatori in un delirio proibizionista). Bene, oltre alle difficoltà di sopravvivenza e di lingua, si denuncia la lentezza della burocrazia nel predisporre i trasferimenti nonché il caso di “molti spagnoli pronti a confessare un reato non commesso pur di andarsene da questo inferno“.

News.de getta luce sul caso dei detenuti tedeschi, circa 110, che protestano contro le condizioni detentive degradanti. “Circa la metà degli oltre 60mila prigionieri in Italia è in carcere preventivo, in attesa di giudizio”. La media europea non supera il 20 percento della popolazione detenuta complessiva.

Vi è poi il dramma dei suicidi sul quale  si sofferma il Guardian: tra il 2002 e il 2012 il 56% delle morti avvenute dietro le sbarre per cause non naturali è stato conseguenza di un suicidio. Un bollettino di guerra ignorato dai media italiani. Chissà se questa iniziativa lanciata da un’inedita coppia, Alfonso Papa e Klaus Davi, non possa smuovere qualcosa nelle acque ferme dell’informazione nostrana. Ce lo auguriamo.

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