La volontà di potenza attraverso la storia di un partigiano comunista

C’è qualcosa di profondamente nietzschiano nel libro intervista dedicato ad una figura storica della città dove sono nata e cresciuta. Parlo di Antonio Somma, un “protagonista del Sud”, come recita il titolo della sua autobiografia. Io lo conoscevo innanzitutto come …Leggi tutto

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C’è qualcosa di profondamente nietzschiano nel libro intervista dedicato ad una figura storica della città dove sono nata e cresciuta. Parlo di Antonio Somma, un “protagonista del Sud”, come recita il titolo della sua autobiografia. Io lo conoscevo innanzitutto come il nonno di un amico, poi come un dirigente storico del Pci pugliese e del sindacalismo sotto le insegne della Cgil. Culturalmente e ideologicamente distante da chi scrive, ma una storia di liberazione e di resistenza per la quale non si può non essere grati a lui e a quanti imbracciarono le armi (non le penne) per liberare la nostra patria e combattere il pericolo nazifascista.

La data, da cui prende le mosse “La storia di un protagonista del Sud”, è l’8 settembre 1943: mentre Badoglio annuncia l’armistizio, Antonio Somma, giovane militare salernitano di stanza a Salsomaggiore, decide di aderire alle brigate partigiane. Dall’esperienza drammatica dei campi di concentramento a Bolzano e Mathausen fino all’attività di sindacalista e politico in Puglia, anche nel ruolo di padre costituente della regione nel 1970.

Quella di Antonio Somma, che è scomparso nel 2005, è una biografia insieme personale e collettiva, il ritratto di un pezzo della storia repubblicana e di un’Italia che non esiste più. Oggi la contrapposizione tra “guelfi e ghibellini” è soltanto un ricordo, il rosso e il nero hanno perso la loro carica ideologica, lo stesso sistema produttivo nazionale, incluso il suo braccio corporativo, è profondamente mutato. Se molti di quei relitti storici non suscitano nostalgia, si sente invece la mancanza di quella “volontà di potenza”, di cui un “protagonista del Sud” ha permeato la sua vita. Quella febbricitante capacità di intraprendere, determinare, incidere. La fiducia nella possibilità concreta di cambiare gli eventi. In un’epoca senza eroi e senza profeti, in un’epoca nichilista per vocazione, la storia di Antonio Somma rimbomba come un grido per svegliare dal torpore chi, deluso dall’esistente, ha tirato i remi in barca per farsi guidare soltanto dalla corrente. E’ così che persino le diffidenze verso Pci e sindacati si stemperano per lasciare spazio ad una lezione di vita, che tempo non ha.

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