La vicenda di Alfonso Papa, un esempio di abuso della custodia cautelare

di Annalisa Chirico Ve la ricordate la P4? La mirabolante e immaginifica costruzione dei pm napoletani riassunta in una sigla inquietante: P4. Non c’è voluto molto per capire che non c’entrano né le logge massoniche né i fantomatici piani …Leggi tutto

Alfonso Papa (Ansa/ALESSANDRO DI MEO)

Alfonso Papa (Ansa/ALESSANDRO DI MEO)

di Annalisa Chirico

Ve la ricordate la P4? La mirabolante e immaginifica costruzione dei pm napoletani riassunta in una sigla inquietante: P4. Non c’è voluto molto per capire che non c’entrano né le logge massoniche né i fantomatici piani di sovversione politico-istituzionale. La rete di favori e pressioni, che va sotto il nome di P4, è un pezzo del sistema Italia. Se ancora non vi ricordate, vi rinfresco la memoria con un altro nome: Alfonso Papa, il primo parlamentare nella storia repubblicana ad essere spedito dietro le sbarre per reati non di sangue. Perfino nella legislatura di Tangentopoli il Parlamento respinse 28 richieste di arresto su 28. Il 20 luglio 2011 invece la Camera autorizza l’arresto e Papa si costituisce presso la casa circondariale di Poggioreale.

A Papa, nella prospettazione dell’accusa, vengono ascritti una sfilza di reati, dall’associazione per delinquere alla concussione, dalla rivelazione di atti coperti da segreto all’associazione segreta. A Papa si contestano ricatti e pressioni su alcuni imprenditori in cambio di regalie di vario tipo; nell’eccitazione collettiva vengono sbattute in prima pagina vicende private senza alcuna rilevanza penale. Nell’interrogatorio di garanzia durato nove ore Papa fornisce la sua versione, parla dei rapporti tra i pm di Napoli (Woodcock e Curcio) e ambienti avversi al PDL; in particolare, chiede di verificare particolari dettagliati, che riguardano i rapporti tra Woodcock e l’onorevole Bocchino. Come rivelato da Dagospia, il faccendiere Bisignani viene a conoscenza per la prima volta delle “attenzioni giudiziarie” nei confronti di Papa proprio grazie a Bocchino, l’uomo super informato. Tuttavia, per i pm di Napoli questa pista non desta interesse.

Papa trascorre 101 giorni in galera. La chiamano “custodia cautelare”; si tratta, in realtà, dell’anticipazione di pena, che investe il 42% della popolazione carceraria italiana. La carcerazione preventiva colpisce i detenuti in attesa di giudizio, quelli che, stando alla Costituzione, sarebbero presunti innocenti. La disinvoltura, con cui i magistrati abusano di questo strumento, ci ha procurato i “rimbrotti” europei. Da misura estrema, cui si dovrebbe ricorrere come extrema ratio al fine di tutelare le indagini, il carcere prima del processo si è trasformato in una prassi ordinaria per assicurare la shakespeariana libbra di carne alla folla agognante “giustizia”. Per estorcere confessioni, per spremere il presunto colpevole.

Qua mi vogliono morto”, dichiara dal carcere Papa denunciando le pressioni cui è sottoposto dai pm affinché renda dichiarazioni su Berlusconi e Lavitola. Lui si rifiuta, perde venti chili e si ammala. Il 31 ottobre gli vengono concessi gli arresti domiciliari presso la casa dei genitori, non può avere contatti con la moglie divenuta nel frattempo coimputata. Il 7 novembre la Corte di Cassazione annulla con rinvio l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale del Riesame relativamente a sei capi di imputazione. La Corte Suprema, inoltre, dichiara inammissibile la qualificazione dell’associazione per delinquere annullando definitivamente l’ipotesi associativa. La P4 esiste soltanto nella testa dei pm.

Oggi Alfonso Papa è ancora ai domiciliari. Papa, l’onorevole Papa, è costretto ad affrontare il processo in regime di cosiddetta “custodia cautelare”. Quali siano le supposte esigenze cautelari, non è dato sapere; le indagini preliminari si sono chiuse da un pezzo e si sono già tenute ben quattro udienze. Papa è a processo per due episodi di rivelazione di atti coperti da segreto (a beneficio di Bisignani, che nel frattempo ha patteggiato la pena di un anno e sette mesi) e per tre episodi di concussione, il cui valore complessivo del profitto non supera i quindicimila euro, ovvero l’equivalente di poco più di una mensilità dello stipendio da parlamentare, che Papa continua a percepire.

Non appena le motivazioni della Cassazione saranno depositate, Papa potrà chiedere e ottenere la fine del regime detentivo e tornare in libertà. Fino ad allora resta sepolto vivo presso la casa dei genitori. Un parlamentare della Repubblica, cui è impedito da oltre cinque mesi, e al di fuori di ogni esigenza processuale, di espletare il mandato parlamentare, partecipare alle sedute, seguire i lavori in commissione. Una situazione d’illegalità, che “ha rischiato e rischia tuttora di vanificare il dettato costituzionale e di ferire la dignità del Parlamento”, come recita testualmente l’interrogazione depositata dalla deputata radicale Rita Bernardini per denunciare l’esorbitanza della misura cautelare detentiva e sollecitare iniziative governative per una possibile azione disciplinare nei confronti dei magistrati investiti a vario titolo del procedimento nei confronti di Papa.

Il 27 dicembre si terrà una nuova udienza. Papa si presenterà ancora al processo da rinviato a giudizio immediato “custodiale”. E’ tutto normale, vero? Un deputato è intercettato per mesi da parte dei pm di Napoli, che non richiedono alcuna autorizzazione né preventiva né successiva, in aperta violazione della legge del 2003 sulle guarentigie parlamentari. Nessuno batte ciglio, è tutto normale. Woodcock, dopo il primo vero successo della sua carriera (l’incarcerazione di Papa, per l’appunto), ci riprova a distanza di poco con Milanese (che la Lega decide di risparmiare) e poi con Cosentino. Tre deputati e sempre la stessa Procura, quella militante nella lotta senza quartiere contro il “malcostume” politico. Tre birilli da buttare giù o da salvare, a seconda della convenienza. Sullo sfondo l’abuso della custodia cautelare in carcere, una prassi che miete migliaia di vittime tra i comuni mortali, nella schiera dei presunti innocenti; una prassi che, nel caso dei parlamentari, è sempre più palesemente asservita a una logica politica in un’Aula ridotta a luogo del baratto, del mercimonio della libertà personale. Un’arma di pressione e di ricatto, che va semplicemente abolita.

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