La via giudiziaria alla deindustrializzazione italiana

Ecco che cosa accade in Italia nel giro di pochi mesi. Gli impianti dell’Ilva, il principale polo siderurgico europeo (non semplicemente italiano), vengono posti sotto sequestro dalla magistratura pugliese, il giudice ordina il blocco della produzione, spiccano arresti e mandati …Leggi tutto

Ecco che cosa accade in Italia nel giro di pochi mesi. Gli impianti dell’Ilva, il principale polo siderurgico europeo (non semplicemente italiano), vengono posti sotto sequestro dalla magistratura pugliese, il giudice ordina il blocco della produzione, spiccano arresti e mandati di cattura europei, e si materializza di fatto il rischio disoccupazione per un’azienda che dà lavoro, in un’aerea depressa del Paese, a circa 14mila persone. C’è poi Saipem, controllata dell’Eni e la cosiddetta “tangente” ai funzionari pubblici algerini.  Che sia stata versata o meno, che di tangente davvero si tratti, lo accerteranno i magistrati, i quali nel frattempo si sono prodigati a mettere sotto inchiesta nientemeno che l’ad del cane a sei zampe, con conseguente rimbalzo sui quotidiani economici del mondo intero. Capitolo Finmeccanica: è notizia di oggi che l’India ha interrotto i pagamenti al colosso italiano per la commessa relativa agli elicotteri Agusta Westland su cui piovono le accuse di corruzione internazionale. Anche qui, come per Saipem, si straparla di tangenti sebbene ad oggi non ci sia nessuna prova, neppure nelle carte dei pm, che Orsi si sia intascato un centesimo dei proventi della commessa ottenuta. Piuttosto, i costi di mediazione , che caratterizzano ogni transazione commerciale internazionale (come pensate che vincano gli appalti i competitor americani o francesi?), sono al centro di un’inchiesta che, come per l’Ilva, non è neppure arrivata a una sentenza di primo grado. Eppure c’è già un uomo dietro le sbarre, non uno qualunque ma il presidente della società Giuseppe Orsi. Non vale a nulla ricordare che solo pochi mesi fa lo storico presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini fu costretto a dimettersi sulla scorta delle pesanti accuse di un pentito. Com’è andata a finire, vi chiederete. Gli stessi pm hanno chiesto e ottenuto l’archiviazione.
E il mondo sta a guardare. Ai danni economici e occupazionali facilmente quantificabili si sommano quelli non monetari relativi all’immagine e alla credibilità di società quotate in borsa, che vantano tra i propri committenti governi stranieri. Anzi vantavano, ché di questo passo la desertificazione industriale è già realtà.

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