La segregazione scricchiola sotto il peso della modernità. E le donne non mollano

Annalisa Chirico Chi non ricorda le immagini di una queste donne velate al volante? La sfida al regime con un giro in macchina filmato e caricato su Youtube. Il tam tam della Rete e decine di donne che, a distanza …Leggi tutto

Donna saudita con niqab al volante  ANSA / YOUTUBE

Donna saudita con niqab al volante ANSA / YOUTUBE

Annalisa Chirico

Chi non ricorda le immagini di una queste donne velate al volante? La sfida al regime con un giro in macchina filmato e caricato su Youtube. Il tam tam della Rete e decine di donne che, a distanza di vent’anni dalla grande protesta del ’91, tornano a disobbedire (civilmente) ai diktat del Leviatano wahabita. In niqab.
Le “primavere arabe” non si sa ancora se saranno autentiche primavere o inverni mascherati. Quel che è certo è che la segregazione, cui sono condannate le donne saudite in una delle poche monarchie assolute ancora esistenti, scricchiola sotto il peso della modernità.
A Riad (come nel resto del Paese) la donna senza l’uomo non esiste. Senza il mahram (padre, marito o figlio che sia) al suo fianco la donna non può uscire di casa, non può fare acquisti né sbrigare faccende burocratiche. Senza il mahram la donna non può ricevere istruzione né cure mediche. L’uomo è il nume tutelare della donna, sulla quale vigila a distanza. Così la tutela.
Re Abdullah ha annunciato la svolta. A partire dalle elezioni municipali del 2015 le donne potranno candidarsi e votare. Eppure giovedì 29 settembre si voterà per i consigli municipali, ma i tempi evidentemente non sono ancora maturi, a giudizio (insindacabile) del sovrano. Quelle di questa settimana – per inciso – sono le seconde elezioni nella storia del regno saudita. La “modernizzazione equilibrata” auspicata dal monarca non va forzata e deve svolgersi nell’alveo dei valori musulmani e dei principi fissati dalla legge musulmana. A Riad la legge di dio è legge dello Stato, e il negoziante, che non abbassi la saracinesca all’ora della preghiera, viene punito a bastonate.
Le donne dunque dovranno attendere ancora quattro anni prima di poter competere per i seggi nei consigli municipali e le nomine nell’Assemblea consultiva del re. Nel giro di quattro anni però tutto può accadere. È alto il rischio che l’annuncio del sovrano si riveli un mero espediente propagandistico volto a placare gli animi riformatori. Di certo queste donne non hanno intenzione di mollare né di accontentarsi. A causa della negazione del suffragio universale una sessantina di intellettuali hanno già deciso di boicottare le prossime elezioni municipali. In Rete la mobilitazione è senza sosta. In Rete non servono tutori e le donne animano la rivolta in una sorta di vita parallela online. Guizzi di libertà.
Riad-Roma. Il dibattito nostrano sulla (dubbia) moralità di chi vende prestazioni sessuali in cambio di favori; sui modelli deteriori che plasmerebbero le menti delle giovani. Non so voi, ma a me viene da dire soltanto: beata la nostra (incompresa) libertà.

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