La lettera di dieci artisti per Emma al Quirinale

Oggi il Corriere della Sera pubblica una lettera che porta la firma di dieci artisti. Che cosa chiedono Luca Argentero, Sergio Castellitto, Alessandro Gassman, Remo Girone, Vinicio Marchionni, Filippo Nigro, Rocco Papaleo, Claudio Santamaria, Emilio Solfrizzi e Gianmarco Tognazzi? Chiedono …Leggi tutto

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Emma Bonino durante la seconda giornata di apertura della 25/a Edizione della Fiera Internazionale del Libro al Lingotto,Torino,11 maggio 2012.

Oggi il Corriere della Sera pubblica una lettera che porta la firma di dieci artisti. Che cosa chiedono Luca Argentero, Sergio Castellitto, Alessandro Gassman, Remo Girone, Vinicio Marchionni, Filippo Nigro, Rocco Papaleo, Claudio Santamaria, Emilio Solfrizzi e Gianmarco Tognazzi? Chiedono Emma Bonino al Quirinale.
La proposta era già stata accarezzata nel 1999 quando la leader radicale toccava picchi di gradimento del 76% nei sondaggi più accreditati. Gli italiani la volevano Capo dello Stato ma poi, come sappiamo, i partiti le preferirono l’illustre Carlo Azeglio Ciampi. Oggi, a distanza di oltre dieci anni, è arrivato il momento di riprovarci.

Per la propria successione il Presidente Napolitano ha auspicato l’avvento di una donna al Quirinale. Sarebbe la prima volta nella storia della Repubblica, l’ennesimo primato per una piccola grande combattente dei diritti civili capace di passare dalle piazze dove si reclamava il diritto al divorzio e all’aborto ai grandi palcoscenici internazionali, da Commissaria europea, da Ministro della Repubblica, da esponente poliglotta del movimento globale per la democrazia e la libertà.

Emma Bonino racchiude nel corpo minuto una forza titanica, la sua cocciutaggine è di marca radicale doc. La sua storia è il più formidabile antidoto all’antipolitica galoppante. “Difficile non pensare – si legge nella lettera – che se fosse per i cittadini Emma sarebbe già da un pezzo Presidente del Consiglio (e non solo della Repubblica) e su questa bellissima opportunità noi italiani dovremmo tutti riflettere”. Dai sondaggi però si direbbe che gli italiani hanno le idee ben chiare. Chissà se anche i partiti accetteranno la sfida. Emma s’impone non in quanto donna (magari di quelle piazzate lì a certificare il pedigree rosa dei partiti), ma per la sua storia e le sue battaglie. Emma è Emma per la casalinga, l’operaio, il professore e l’imprenditrice. Emma for President è la via d’uscita dalla partitocrazia, l’alternativa credibile da non lasciarsi sfuggire.

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