In Cina l’utero è nazionalizzato. 14 milioni di aborti forzati ogni anno

I cinesi non ci stanno più. Nel giro di un mese arriva la seconda denuncia pubblica di una pratica che ormai i cittadini del Celeste Impero reputano intollerabile. Il mezzo utilizzato è la Rete. Già a giugno vengono diffuse su …Leggi tutto

cina_donne_gravidanza.jpg

I cinesi non ci stanno più.

Nel giro di un mese arriva la seconda denuncia pubblica di una pratica che ormai i cittadini del Celeste Impero reputano intollerabile. Il mezzo utilizzato è la Rete. Già a giugno vengono diffuse su Internet le foto di una donna esausta costretta all’aborto forzato, accanto a lei c’è il corpicino esanime del feto. Oggi Wu Liangjie, sporge denuncia contro il governo locale di Daji per la violenza patita da sua moglie costretta anch’essa ad abortire al settimo mese di gravidanza, e su Internet racconta la sua storia. Risultato? Wu è a Pechino difeso dal suo avvocato in balìa di una battaglia giudiziaria dall’esito incerto. La moglie di trent’anni vive nascosta in un luogo segreto.

Al South China Morning Post Wu descrive il momento in cui i funzionari locali (più di sessanta persone) sono piombati nella loro abitazione, dopo averli taglieggiati per mesi intascando migliaia di yuan, fino alla deportazione della moglie in un ospedale dove le è stata iniettata una sostanza che provoca l’aborto. “Mia moglie li supplicava in ginocchio ma loro non la ascoltavano“.

La legge del figlio unico in Cina rappresenta una tortura legalizzata. Si tratta di una pratica aberrante: donne che vengono rapite dalla polizia e sottoposte a sterilizzazione, feti che vengono abortiti fino all’ottavo mese e mezzo di gravidanza, mariti con la testa fracassata. Le multe previste per chi viola la legge si trasformano in un’arma di ricatto che arricchisce la burocrazia locale e tiene sotto scacco per lunghi mesi milioni di famiglie, come è accaduto a Wu e a sua moglie.

Loro hanno avuto il coraggio di denunciare l’accaduto, di sollevare la testa. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno avvengono in Cina 14 milioni di aborti forzati, il 25 percento di tutti gli aborti a livello mondiale. Intanto la popolazione cinese invecchia, imprenditori ed economisti evidenziano la carenza di forza lavoro.

Per il Partito Comunista Cinese l’utero non appartiene alla donna, ma allo Stato che decide se e quando è consentito procreare. Ecco, la nazionalizzazione dell’utero. Forse qualche prode leader mondiale lo ricorderà in occasione del prossimo summit alla presenza di Sua Maestà Hu Jintao? Chissà. Intanto Wu e i suoi connazionali non ci stanno più.

© Riproduzione Riservata

Commenti