Il vuoto politico del Pdl può essere colmato. Si parta dalla carcerazione preventiva

“Sono pronto a un patto: non ricandidare nessun consigliere in nessun partito”. La proposta del segretario del Pdl Angelino Alfano ricalca quelle proposte renziane come il limite dei due mandati, più forma che sostanza. A parere di chi scrive, il …Leggi tutto

“Sono pronto a un patto: non ricandidare nessun consigliere in nessun partito”. La proposta del segretario del Pdl Angelino Alfano ricalca quelle proposte renziane come il limite dei due mandati, più forma che sostanza.

A parere di chi scrive, il Pdl è morto da tempo, e la qualità della classe dirigente locale, polo d’attrazione del peggior clientelismo, ne è la plastica dimostrazione. Se un panzone che si vanta di aver gettato le monetine davanti al Raphael contro il leader socialista sedeva alla Pisana tra gli scranni del Pdl, il problema è innanzitutto politico. Perché quando viene a mancare in un partito  il collante ideologico e programmatico, quando un partito perde la sua identità e da crisalide liberale si ritrova ad essere un covo di ex democristiani e post fascisti, non rimane che la gestione del potere e delle cose correnti, spartizione di poltrone e di prebende.  E’ per questo che la sfida che oggi il principale partito di centrodestra si trova ad affrontare riguarda precipuamente la definizione di una chiara proposta politica. La damnatio memoriae di chi fino a ieri ricopriva indisturbato la carica di consigliere laziale è solo un analgesico, neppure efficace. Berlusconi lo ha capito e per questo parla di “spirito del ’94″. Lo farà? Non possiamo saperlo, probabilmente non lo sa ancora neanche lui.

Nel frattempo però mi permetto di avanzare un’umile proposta, e mi rivolgo ai maggiorenti del Pdl. Anziché imporre veti di massa sui consiglieri attuali o discettare inutilmente di primarie, il Pdl ha l’opportunità di riempire, almeno da qui alla fine della legislatura, questo vuoto politico. Alla Camera dei deputati Alfonso Papa conduce quasi in solitaria una battaglia di civiltà e profondamente garantista. Ve lo ricorderete, lui è il “burattinaio” della P4 che ha trascorso 101 giorni nel carcere di Poggioreale (seguiti da due mesi ai domiciliari) salvo poi scoprire, attraverso successive pronunce della Corte di cassazione e del Riesame, che non c’erano i presupposti per il suo arresto né le prove di un’associazione P4, P5, P-Tombola.  Ma questi sono casi della vita, cose che succedono, in Italia più che altrove. Papa, con il quale collaboro attivamente, va in giro per le carceri, tiene la corrispondenza coi detenuti, ha messo insieme un Comitato che raccoglie diverse associazioni di volontariato impegnate a potenziare il lavoro dei detenuti. Come se non bastasse, ha pure depositato una proposta di legge volta a limitare drasticamente il ricorso alla custodia cautelare in carcere, fissando una serie di paletti e di diritti per i detenuti in attesa di giudizio (il testo è reperibile sul sito della Camera).

Quella proposta l’hanno firmata oltre trecento parlamentari, e oggi langue in Commissione Giustizia. Ecco, se le callide menti del Pdl – quelle che vantano l’esperienza perché sono lì da 15, 20 anni – decidessero di tornare alla politica, quello potrebbe essere un buon terreno di lotta. Sono oltre 28mila i detenuti in attesa di giudizio, tra appellanti e ricorrenti in Cassazione. Ci sono cioè 28mila famiglie che vivono il dramma di chi sopravvive in galere, che non tolgono solo la libertà ma innanzitutto la dignità, per di più senza un orizzonte temporale definito non essendoci appunto una sentenza passata in giudicato. Possono uscire domani o tra sei anni.

Si tratta di carcerazione preventiva, di anticipazione della pena verso presunti innocenti, di un mezzo abusato per estorcere confessioni e spremere l’imputato. Forse battaglie come questa ridesterebbero quell’elettorato liberale e moderato che oggi si sente orfano di un progetto. Forse i maggiorenti del Pdl, quelli che sono alla quarta e alla quinta legislatura, quelli che vantano l’esperienza,  potrebbero prendere in considerazione la mia umile proposta, chissà. “Mai perdere le speranze”, mi ripete Papa. Lui è alla prima legislatura, che gli è costata cara, carissima.

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