Il concorso di bellezza fa infuriare le donne di Futuro e libertà. Ma sbagliano obiettivo

[kml_flashembed movie="http://www.youtube.com/v/hA97-t7XxzE" width="500" height="375" wmode="transparent" /] di Annalisa Chirico Quando non c’è nulla per cui festeggiare, qualcosa te la devi inventare. E così a Mirabello, nella città che diede i natali alla mamma del Capo, i futuristi eleggono, anche quest’anno, …Leggi tutto

[kml_flashembed movie="http://www.youtube.com/v/hA97-t7XxzE" width="500" height="375" wmode="transparent" /]

di Annalisa Chirico
Quando non c’è nulla per cui festeggiare, qualcosa te la devi inventare. E così a Mirabello, nella città che diede i natali alla mamma del Capo, i futuristi eleggono, anche quest’anno, Miss Tricolore. Divampa il dibattito su facebook. Le futuriste s’incazzano. Che c’azzecca il concorso di bellezza? A ben guardare, Miss Tricolore, contraltare futurista di Miss Padania, è una tradizione ultradecennale. Quest’anno però le donne non la mandano giù. La stessa Perina confessa di aver provato invano a dissuadere i suoi sodali. In effetti l’iniziativa appare in stridente contrasto con un anno intriso di declamazioni antiveliniste e di ricercati abboccamenti con quelle di “Se non ora quando?”. Per non parlare poi dei grattacapi monegaschi del Capo e delle incaute paparazzate bocchiniane.
Le futuriste però sbagliano obiettivo. Dalle invettive contro le procaci donzelle Berlusconi-friendly alla censura di un concorso radicato nella tradizione dell’evento. Come se l’esaltazione della bellezza femminile in chiave agonistica fosse svilimento della donna, strumentalizzazione del suo corpo, e non semplicemente un gioco cui partecipa chi vuole. Come se il problema fosse il concorso di bellezza. Di certo così si distoglie l’attenzione dalla vera questione: la cooptazione in politica di donne senz’arte né parte utilizzate per far numero e attestare le credenziali del partito in materia di pari opportunità. E’ questo lo spirito, scevro da qualunque antivelinismo, di “Provino per il listino”, il video spot realizzato in occasione delle elezioni regionali del 2010. Lo riprese anche il Secolo d’Italia, ancora a guida Perina. Altri tempi.
Sia detto: ognuno ha il partito che si merita. A me il concorso di bellezza non pare una gran trovata. Tuttavia, che le futuriste se ne accorgano solo ora è un segno dei tempi. Di come la donna nell’agone politico nazionale sia diventata una pedina da muovere nella gara del “politicamente corretto”. Un vessillo da issare sulla montagna degli stereotipi, che annientano, quelli sì, l’individualità di ognuno, maschio o femmina che sia.
Domenica prossima il Presidente (della Camera o del partito?) riporterà al centro la politica, ne siamo sicuri. Dovrà pure spiegare che fine ha fatto quella annunciata dallo stesso palco un anno fa. Intanto un “ex tesserato” consegna a facebook l’ultima memoria: “Siamo stati secondi a Berlusconi per quasi 20 anni, adesso di essere secondi a Casini neanche a parlarne”. Della serie “non c’è rimasto che facebook”.

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