Fabri Fibra è censurato. Ma sono “queste” donne il vero pericolo

Se il femminismo italiano avesse ancora qualcosa di libertario; se vivesse nelle strade, dove le donne si scontrano con i problemi reali, e non nei salotti avvezzi alle elucubrazioni ideologiche di una falange armata di corporativismo; se ancora ci fosse …Leggi tutto

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Se il femminismo italiano avesse ancora qualcosa di libertario; se vivesse nelle strade, dove le donne si scontrano con i problemi reali, e non nei salotti avvezzi alle elucubrazioni ideologiche di una falange armata di corporativismo; se ancora ci fosse l’anelito della lotta e non la ricerca della rendita, allora sì che si leverebbero le proteste vere, in istrada e sui giornali, con un unico obiettivo: difendere il sacrosanto diritto di espressione di un cantautore.

Fabri Fibra è oggetto di una clamorosa censura ad opera di quanti, dagli organizzatori in giù, si sono lasciati condizionare dalle proteste di una associazione intitolata “Donne in rete contro la violenza”. I testi del rapper marchigiano sarebbero troppo violenti, di questi tempi si potrebbe dire “un incitamento all’odio femminicida”. Del resto i reati di opinione, forieri di censura, si fregiano degli orpelli più tecnicamente efferati. Ormai, se uccidi una donna, il reato è “femminicidio”, come fosse qualcosa di distinto, e forse di più grave, rispetto all’”omicidio” di un uomo. Nella distinzione lessicale si ravvisa una china culturale ormai allarmante.

Così, se D.i.re inscena la protesta (le avete viste, vero, a centinaia in istrada…), la Cgil si inchina alla volontà femminea e vieta ad un cantante già invitato di esibirsi in un concerto pubblico.
Non si sa se sia più offensivo ritenere che qualche verso acceso di una canzone possa plagiare gli uomini e indurli meccanicamente a bastonare le rispettive compagne, o se piuttosto ad essere vilipesa non sia, ancora una volta, la dignità di quante non si sognerebbero mai di interdire al proprio figlio o al proprio fratello l’ascolto di una canzone del temerario Fabri Fibra. Che paura. Sì, queste donne fanno paura.

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