Ecco come il No Tobacco Day diventa una crociata contro la libertà

Domani sarà il No Tobacco Day promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per ripetere, qualora qualcuno ancora non ne fosse del tutto convinto, che il fumo fa male. Liberare il mondo dal tabacco suona come una di quelle missioni salvifiche …Leggi tutto

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Domani sarà il No Tobacco Day promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per ripetere, qualora qualcuno ancora non ne fosse del tutto convinto, che il fumo fa male. Liberare il mondo dal tabacco suona come una di quelle missioni salvifiche e purificatrici per la nascita dell’ homo novus, esemplare raro di virtù, stoicamente indifferente al vizio e al piacere. La storia ci insegna invece che ogni impresa di palingenesi è miseramente destinata al fallimento, gli esseri umani non si prestano all’ingegneria sociale. C’è però una questione, che non è affrontata a sufficienza: esiste o no un confine netto e chiaro tra il piano globale per la rifondazione dell’umanità e il più umile ma pratico obiettivo di informare, con laicità.

E’ proprio necessario trasformare una legittima e utile campagna antifumo in una crociata ideologica volta a criminalizzare un intero settore? Il fumo fa male. Qualcuno osa forse metterlo in dubbio? A me capita di fumare occasionalmente, non vi nego che trovo profondamente irrazionale inspirare del fumo da immettere nei polmoni. Un vero controsenso. Ma ogni tanto il gusto di una sigaretta è impagabile, anche per me. Preferirei che mio babbo non fumasse, ma so che per lui la sigaretta è vita, e la vita senza sigaretta non sarebbe vita. Non mi è mai saltato in mente di universalizzare il mio personale rapporto col fumo. Fumare fa male, come fanno male tante cose. Fa male vivere in una città come Roma o Milano, dove l’aria è letteralmente irrespirabile. Fanno male molti cibi che beatamente ingeriamo. Fa male una frazione importante delle nostre abitudini di vita.

E dunque? Dando un’occhiata al tema scelto quest’anno dall’OMS si ha subito l’impressione che il “No Tobacco Day” vada ben oltre una campagna di sensibilizzazione. Quest’anno l’iniziativa è mirata, sentite bene, al “divieto onnicomprensivo contro ogni forma di pubblicità, promozione e sponsorship” di prodotti a base di tabacco. Ecco allora che una campagna informativa si trasforma hobbesianamente in una crociata ideologica intrisa di anticapitalismo. Si colpisce la libertà di scelta del consumatore per colpire gli interessi economici dell’industria che ruota attorno al tabacco, e che dai campi di foglie sparsi per il mondo fino ai colossi delle sigarette dà lavoro a milioni di persone. Gestisce enormi flussi di affari e contribuisce in misura non trascurabile al finanziamento, per esempio, dello Stato italiano (mediante il meccanismo fiscale). Né si tiene in debito conto che dichiarando guerra all’industria legale del tabacco si rende un prezioso servizio al contrabbando, al mercato illegale e alla criminalità che lo governa. Nel 2012, per esempio, il traffico illecito di prodotti del tabacco ha raggiunto una quota di mercato che si aggira attorno al 6,4%. Le perdite per lo Stato, in termini di mancati introiti erariali, sono stimate attorno agli 870 milioni di euro.

E’ proprio necessario allora prendersela con la pubblicità piuttosto che, per esempio, con la mancanza di campagne informative nelle scuole circa gli effetti nocivi sulla salute? A me non risulta che lo Stato italiano sia attivo su questo fronte. E’ sotto gli occhi di tutti invece una certo attivismo sul fronte fiscale per battere cassa in ogni settore dove ancora – per miracolo – circola qualche soldo. E’ il Soviet Italia. E noi, pur senza divisa ed elmetto, dovremmo farci educare dal Leviatano di turno.

Per fortuna c’è chi dice no. Save the Choice mira a difendere la libertà di scelta delle persone e ai divieti preferisce l’informazione per un consumo consapevole. Save the Choice non si rassegna a vivere in una società in cui diventi “trasgressivo” bere una birra o addentare una barretta di cioccolata. Grazie, OMS, ma ci teniamo la nostra libertà. E io  mi fumo persino una sigaretta. Rivolta.

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