Dulbecco e Coscioni, destini incrociati

di Annalisa Chirico Renato Dulbecco quest’anno (per l’esattezza domani) avrebbe compiuto 98 anni, Luca Coscioni avrebbe toccato la soglia dei 45. Non sarà così per nessuno dei due. Dulbecco, il professore Dulbecco anche noto come lo “scienziato gentiluomo” per la …Leggi tutto

PINO FARINACCI/ANSA/CD

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di Annalisa Chirico

Renato Dulbecco quest’anno (per l’esattezza domani) avrebbe compiuto 98 anni, Luca Coscioni avrebbe toccato la soglia dei 45. Non sarà così per nessuno dei due. Dulbecco, il professore Dulbecco anche noto come lo “scienziato gentiluomo” per la sua cortesia innata e il suo sorriso mai affettato, è scomparso ieri 20 febbraio. Quello stesso giorno di sei anni fa si spegneva Coscioni, il leader radicale che amava il mare e la maratona, e che come un maratoneta imprigionato su una sedia a rotelle condusse fino all’ultimo la sua corsa.

Nel 1981 Leonardo Sciascia, che amava corteggiare le coincidenze perché foriere di corrispondenze inedite, in una rubrica intitolata, non a caso, “Le coincidenze” sul Secolo XIX scriveva: “In questo nostro pianeta (“ce ne ricorderemo di questo pianeta”, de L’ Isle Adam) le coincidenze cominciano a diventare troppe”. Quella citazione dello scrittore de L’Isle Adam sarebbe diventata l’epitaffio scolpito sulla sua tomba a Racalmuto.
È vero, le coincidenze talvolta sono troppe e spiazzano come impronte nell’enigma del tempo. Il 20 febbraio diventa allora una ricorrenza speciale. Una data dai numeri “a specchio” (20 – 02) lega una mente celeste del panorama scientifico internazionale, l’uomo che nel 1960 realizza la scoperta che quindici anni più tardi lo porterà al Nobel per la medicina – per combattere i tumori bisogna aggredire il loro dna – con il malato di sclerosi laterale amiotrofica, economista e ricercatore, che con la forza di Superman condivide insieme all’americano Christopher Reeve, a Nancy Reagan, a Michael Fox la battaglia per milioni di esistenze sospese, senza nome e senza volto, accomunate dal dramma di una malattia degenerativa e – per il momento – incurabile. In quell’inciso “per il momento” è racchiuso tutto: oggi incurabile, domani chissà.
Dulbecco ragionava e ricercava, senza sosta, per migliorare la vita dei Coscioni. Coscioni lottava con l’inossidabile tenacia radicale per la libertà dei Dulbecco, dei Veronesi, dei Golgi, dei Luria, delle Montalcini, dei Capecchi. La corrispondenza incastonata in una coincidenza è svelata, eccola, almeno sin qui.
Coscioni si batte per la libertà di ricerca sulle cellule staminali embrionali, promuove un appello e si affiancano a lui oltre cinquanta Premi Nobel. Dulbecco quella ricerca vorrebbe condurla, sa che potrebbe aiutare tante e tante persone. Così, nominato nel 2000 presidente di una commissione ad hoc dall’allora Ministro della Salute Umberto Veronesi, licenzia un rapporto che è un inno alla libertà di cura: 10 milioni, almeno 10 milioni, i malati che potrebbero curarsi grazie alle cellule staminali embrionali. Malattie come il Parkinson, l’Alzheimer, la sclerosi – quella di Luca – potrebbero essere debellate. Potrebbero, ma non possono. In Italia non si può, lo vieta la politica che ha deciso da che parte stare. La scienza laica libera dalla schiavitù dei fondamentalismi è vietata. Per noi soltanto i roghi della Controriforma. Intanto tutto resta immobile. Coscioni e Dulbecco, una coincidenza che racconta l’Italia.

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